Boy George

Boy George: ‘La prigione mi ha cambiato la vita’

Boy George ha riacquistato la fiducia in se stesso grazie alla galera. In un’intervista confessione rilasciata a un tabloid inglese la star di “Do You Really Want To Hurt Me” ha parlato della sua esperienza in carcere nel 200ì9 quando fu arrestato per aggressione e sequestro di persona.

Boy GeorgeBoy George ha riacquistato la fiducia in se stesso grazie alla galera. In un’intervista confessione rilasciata a un tabloid inglese la star di “Do You Really Want To Hurt Me” ha parlato della sua esperienza in carcere nel 200ì9 quando fu arrestato per aggressione e sequestro di persona.

Il funambolico ed eccentrico cantante deejay ha svelato: “Lavoravo in cucina, avevo la mia cella e avevo stretto amicizie. Mi sono dovuto abituato a stare di nuovo con me, ho dovuto imparare ad apprezzarmi di nuovo. È quella la cosa più terrificante della prigione. Ci sono stato solo quattro mesi, ma quando era arrivato il momento di andare a casa pensavo: “Oh mio Dio, devo uscire di qua e tornare ad affrontare la mia vita. Non sono così sicuro di volermene andare”. Non importa quello che è successo nella mia vita. In questo momento sono fiero di me stesso.”

Non tutti i mali vengono per nuocere quindi, sembrerà paradossale, ma anche il carcere certe volte riesce a “rieducare” le persone e non a peggiorarle definitivamente. Che dopo quell’esperienza carceraria Boy George sia rinato è un fatto reale. Non a caso ha abbandonato la sua precedente vita di stravizi. E non è poco.

Il carattere un poco “fumino“ gli è però rimasto. Come testimonia il litigio avvenuto in Italia lo scorso fine ottobre con gli inviati delle Iene. Il cantante presente all’inaugurazione della sesta edizione del Festival del Cinema di Roma è stato infatti oggetto di uno scherzetto da parte di uno degli inviati del programma satirico, il quale, chissà perché, ha pensato bene di fargli svolazzare via il cappello. La risposta di Boy George è stata fulminea: ha girato i tacchi e si è diretto verso l’auditorium senza passare davanti ai fotografi, rimasti in attesa per ore. Tutto questo non prima di aver ripetutamente schiaffeggiato l’incauto inviato.

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