Bene il settore del lusso, il futuro è in Cina

Bene il settore del lusso, il futuro è in Cina

Momento non facile, ma il lusso tiene bene grazie all’export. Segnali incoraggianti di ripresa dagli Usa e soprattutto dall'Asia.

“Momento non facile, ma il lusso tiene bene grazie all’export. Segnali incoraggianti di ripresa dagli Usa e soprattutto dall’Asia. Con iniziative come questa cerchiamo di promuovere e spingere le nostre imprese ad esportare di più verso questi Paesi e in particolare verso la Cina. Nel 2012 il settore del lusso risentirà del quadro generale, ma le aziende migliori si difenderanno bene”.

Queste sono le parole di Luigi Gubitosi, Bank of America Merrill Lynch Italy Country Executive & Head of Corporate and Investment  Banking, alla decima edizione del ‘Milano Fashion Global Summit’ che si è tenuto ieri a Firenze. L’appuntamento internazionale, nato nel 2002 da un’idea di Class Editori (in collaborazione con la Camera Nazionale della Moda Italiana, The Wal l Street Journal Europe e Bank of America – Merrill Lynch), dedicato all’evoluzione del mercato della moda e del lusso.

All’edizione di quest’anno, che aveva come tema “Options of Luxury – The Voice of China: Evoluzione dei consumatori, style, produzione, distribuzione e investimenti”, era presente il gota del settore per discutere e scambiare opinioni sulle nuove opportunità e sfide che l’industria dei luxury goods, della moda e del design sta affrontando in un mercato in continua trasformazione: dai  nuovi scenari dei consumi alle linee di sviluppo dei mercati; dagli ultimi trend dei retailers agli attuali e futuri investimenti.

Per quanto riguarda la moda, in Italia il settore punta a chiudere l’anno con un incremento del fatturato del 4,8% anche se “negli ultimi due mesi c’è stata una gelata sui mercati e quindi un forte rallentamento della produzione” come ha spiegato Michele Tronconi, presidente di Sistema Moda Italia che continua”. Certo puntare sui mercati internazionali è un impresa non facile soprattutto per le piccole e medie imprese, una difficoltà riscontrata dagli stessi grandi brand già presenti sul mercato cinese, ed è per questo che la mission del SMI: “è sostenere i middle brand che voglio penetrare nel mercato cinese” come ha chiosato Tronconi.

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