Lotta all’Aids,

Lotta all’Aids, le infezioni si riducono, ma la guardia rimane sempre alta

Nel 2010, in tutto il mondo, le nuove infezioni hanno raggiunto quota 2,7 milioni e le morti per Aids sono state 1,8 milioni.

Per non abbassare la guardia, per pensare anche a chi soffre, a chi è legato ad un filo di speranza e a chi con forza continua a lottare.

Nel 2010, in tutto il mondo, le nuove infezioni hanno raggiunto quota 2,7 milioni e le morti per Aids sono state 1,8 milioni, ancora tante, ma questi numeri sono i più bassi mai raggiunti dopo il picco dell’epidemia. Le nuove infezioni si sono ridotte del 21 per cento, dal 1997, e le morti sempre del 21 per cento, dal 2005.

Anche l’accesso alle cure è migliorato nei Paesi in via di sviluppo: oggi il 50 per cento delle persone, candidate alle terapie, sono curate con farmaci salvavita. E quanto più è precoce la cura, tanto più si riduce la trasmissione del virus attraverso i rapporti sessuali. Campagne di prevenzione, test diagnostici e farmaci anti-virali (oggi ce ne sono almeno una trentina che permettono di personalizzare la terapia) hanno fatto la loro parte, ma ancora non basta.

La Giornata Mondiale per l’Aids celebrata qualche giorno fa non si accontenta di questi indubitabili successi, ma punta a fare ancora meglio. A livello nazionale ci sono iniziative di vario tipo. Il Nps Italia, ad esempio, il network delle persone sieropositive, ha lanciato Hiv-Bookmark, la prima applicazione al mondo per i sieropositivi sviluppata per la piattaforma Android, Iphone, Rim (Blackberry OS) Symbian con nove funzionalità (fra le quali l’agenda per la gestione della terapia, l’elenco delle interazioni fra i farmaci, un database dei centri di malattie infettive). La Fondazione Asvi presenta invece il progetto “Free 10 anni di prevenzione materno-fetale dell’Aids in Uganda”. E intanto anche la ricerca continua a lavorare. L’obiettivo più ambizioso è ora quello di trovare una vera cura per l’infezione, capace cioè di guarire e di eliminare il virus dall’organismo. Gli approcci sono due: la “cura sterilizzante” e la “cura funzionale”.

La prima si basa sulla terapia genica: i ricercatori dell’University of Pennsylvania hanno provato a manipolare i globuli bianchi di una persona sieropositiva “silenziando” il gene che produce il recettore cellulare per il virus (è il recettore CCR5). Un altro gruppo della Johns Hopkins University di Baltimora e dell’University of North Carolina stanno, invece, sperimentando due farmaci che potrebbero eliminare il virus dall’organismo, andando a stanarlo dai suoi rifugi dove rimane silente. I farmaci sono il vorinostat e un anticorpo capace di bloccare una proteina chiamata PD-1: entrambi impediscono al virus di “addormentarsi” all’interno delle cellule.

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