Il look delle milanesi tra ‘800 e ‘900.

Il look delle milanesi tra ‘800 e ‘900. Al via una mostra a Milano

Ecco il look delle milanesi tra ‘800 e ‘900: crinoline e vitini da vespa costretti dalle stecche di balena per le signore della buona società, poi dagli anni ’60 dell’800 le gonne si sgonfiano e scendono più diritte

Il look delle milanesi tra ‘800 e ‘900. Ecco il look delle milanesi tra ‘800 e ‘900: crinoline e vitini da vespa costretti dalle stecche di balena per le signore della buona società, poi dagli anni ’60 dell’800 le gonne si sgonfiano e scendono più diritte, la donna acquista una maggiore libertà di movimento mentre, timidamente, e sull’esempio delle eroine risorgimentali, vanno insinuandosi istanze di emancipazione.

La nuova mostra allestita al primo piano di Palazzo Morando – “Costume Moda Immagine, a Milano”, aperta da ieri, è un omaggio al centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, ma può essere letta anche con una lente sociologica come un viaggio nella società postunitaria. I diciotto abiti femminili – selezionati e descritti da Alessia Schiavi ed Elisabetta Chiodini e restaurati grazie a Cristallerie Baccarat – che si avvicendano nelle sale della Pinacoteca e dell’appartamento Morando  illustrano i mutamenti di stile delle signore milanesi, mostrando uno spaccato dell’immagine della società milanese a cavallo di due secoli.

La regola, allora, per le signore della buona borghesia milanese postunitaria sanciva che in pubblico l’abbigliamento dovesse essere elegante, di conseguenza si faceva largo uso di rigidi busti, imperavano i “vitini da vespa”, e le crinoline, costituite da cerchi di ferro (le cercine), gonfiavano a dismisura le gonne. Gli abiti avevano corpetti molto aderenti, accollati, talvolta resi civettuoli da collaretti e preziosi camicini ricamati. Le dame si presentavano con abbigliamenti sfarzosi e le gonne sembravano corolle di fiori capovolti. I colori dei vestiti erano armonici, soprattutto nella scelta degli abbinamenti e non meno accurata e armoniosa doveva essere la combinazione di tutti gli accessori: cappelli, scarpe, guanti e anche ombrellini dovevano essere tutti rigorosamente in tinta e indossati a seconda delle opportunità e delle occasioni.

Nell’ultimo trentennio dell’Ottocento l’unica significativa innovazione fu la forma delle gonne: dismesse le forme e le dimensioni di enormi palloni, ora venivano a cadere pressoché diritte sul davanti per gonfiarsi, spesso oltre misura, nella parte alta del didietro: dalla donna a forma di “campana” si passò alla donna a forma di “tulipano”. Sul finire del XIX secolo, gonne e corsetti apparivano completamente trasformati. Le prime, abbandonato ogni rigonfiamento, cadevano dritte e morbide ai piedi, i secondi rinserravano in modo assai ridotto ed attillato i busti. Cappelli sempre più ampi – simili a parasoli – sostituirono i copricapo che dagli anni settanta si erano progressivamente rimpiccioliti. All’inizio del XX secolo le donne milanesi e italiane, similmente a quanto accadeva nel resto dell’Europa, parvero rinunciare alla stravaganza nel vestire e ricercare, viceversa, razionalità e semplicità. Manifestazione questa sempre più evidente della spinta verso l’emancipazione di una donna che si vedeva non più come oggetto ma come soggetto, in famiglia, in società e anche in politica.

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