L’epopea della tv degli anni ’80 e un ciambellano che diventa domatore

L’epopea della tv degli anni ’80 e un ciambellano che diventa domatore

Intervista ad Alberto Piccinini, autore, assieme a Massimo Coppola, dell’Atlante illustrato della tv ’80-’94”. La spensierata epopea di una tv che fu tante cose, ma poi accadde un fatto…

L’epopea della  tv degli anni ’80 e un ciambellano che diventa domatore  Un’infinita sequenza di fotografie, una più bella dell’altra (gentilmente offerte dall’archivio di Sorrisi&Canzoni Tv), per testimoniare un cambiamento epocale: la nascita della tv commerciale negli anni ’80.

L’Atlante  illustrato della tv ’80-’94” (Isbn edizioni, pagg. 360, euro 19,90), messo in piedi dalla coppia di giornalisti Alberto Piccinini e Massimo Coppola si guarda tutto in un fiato. Nelle 360 pagine del libo si descrive l’epopea di una tv che fu tante cose: trash, pop, edonista, sexy, inventò i talk show e perfino i tg satirici.

Una cavalcata spensierata e nostalgica tra mille personaggi che però ha una conclusione brusca: delle ultime tre pagine dell’Atlante due sono listate a nero, come per un lutto, l’ultima è l’immagine sgranata della discesa in campo di Berlusconi nel ‘94. Un gesto di rottura da parte dei due autori, per far capire che in quel momento la fiaba va in frantumi, portando con sé l’ingenuità dello sguardo dei ragazzini di allora.

L’Atlante illustrato della tv anni’ 80 nasce come un invito alla nostalgia?
Non tanto, in ogni caso non certo per dire che si stava meglio allora. Ovviamente uno può essere nostalgico degli anni ‘80, ma nel nostro caso la nostalgia a cui facciamo appello ha più a che fare con il nostro inconscio. Non dimentichiamo che in quel periodo si forma il cuore della cultura popolare italiana. Il nostro è quindi un invito a pensare il presente.

E ’la  tv che guardavi da ragazzino?
Si, rispetto a Massimo Coppola che è più giovane, quella è stata la tv che mi ha formato. Di quel periodo ricordo una cosa: era una tv che occupava tutto il tempo, arrivava sino a notte. Invece quando ero piccolino, la tv a un certo punto si fermava.

Silvio Berlusconi è stato il gran ciambellano di quella tv
Era un editore, il gran domatore di quel circo, il capitano di quella crociera, lui era la garanzia che tutta quella tv in realtà rafforzava una certa idea di normalità e di famiglia, infatti si portò a Canale5 diversi personaggi storici della Rai. Riuscì a prendersi Freccero per i palinsesti, Ricci, tanta gente che si definiva di sinistra.

Secondo te, cosa è rimasto di quella televisione, se è rimasto qualcosa
Qualcosa è rimasto, le foto del libro ritraggono delle facce di personaggi molto giovani e ottimisti, tutta gente che c’è ancora oggi.

Però quando Berlusconi scende il campo nel 94 tutto si rabbuia, una inquietante retrospettiva prende corpo. Voi scrivete: “E’ così che abbiamo perso l’innocenza. In un solo istante anche i quiz, le canzonette e i varietà, i comici, le tette, i videoclip non sono più semplice materia per il dibattito culturale, ma corpo del reato, cavallo di troia, attrezzo da scasso”.
Questo libro doveva essere fatto solo di immagini con a margine delle brevi didascalie, ma ora che il berlusconismo, dopo le note e recenti vicende, pare si stia avviando al tramonto, abbiamo voluto inserire questo passaggio. In effetti abbiamo calcato la mano, ma per noi la discesa in campo di Berlusconi è stata una rottura rispetto a quella cultura, a quella tv e all’uso che se ne fece.
Di Mauro Scarpellini.

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