Il premio Pritzker 2012 è stato assegnato all'architetto cinese Wang Shu

Il Pritzker Prize – il Nobel per l’architettura – assegnato a Wang Shu, La prima volta della Cina

Il premio Pritzker 2012 è stato assegnato all'architetto cinese Wang Shu

Il premio Pritzker 2012 è stato assegnato all'architetto cinese Wang Shu

Il premio Pritzker 2012 è stato assegnato all’architetto cinese Wang Shu. E’ la prima volta che il prestigioso premio, conferito dalla Hyatt Foundation di Chicago ed intitolato dal 1979 alla memoria di Jay Pritzker, il fondatore della famosa catena di alberghi, viene dato ad un architetto cinese. In effetti oggi la Cina è forse il mercato edilizio più attivo e più esteso al mondo, un mercato che si contraddistingue però anche per una febbre di costruzione selvaggia spesso incapace di rispettare ambiente e tradizione.

Dal canto suo Wang Shu esprime il suo dissenso per la distruzione delle città storiche cinesi recuperando le pietre degli edifici distrutti per riutilizzarle nelle sue opere. Wang e’ sposato all’architetto Lu Wenyu e la coppia ha fondato nel 1997 l’Amateur Architetture Studio, che ha realizzato negli anni opere per far capire ai cinesi la portata del patrimonio storico e artistico che stanno distruggendo. Come il museo di storia di Ningbo, realizzato con pietre, vecchi archi e tetti.

“Nel mio Paese in soli vent’anni – ha dichiarato Wang Shu – abbiamo distrutto più del 90% dei vecchi edifici. Questo è un vero disastro, perché se ci dimenticheremo della tradizione non avremo un futuro”. Per Wang Shu – nato nel 1963 a Urumqi, nello Xinjiang, la provincia più a ovest della Cina – “il futuro non è solo tecnologia”. Una scelta, quella del progettista che i giurati (tra questi Zaha Hadid e Glenn Murcutt) hanno condiviso: «I suoi progetti sono un esempio riuscito di continuità. I suoi edifici sono capaci di andare oltre il dibattito contingente per diventare universali e senza tempo». Il tutto, recita ancora la motivazione del Pritzker (tra i premiati anche Gehry, Piano, Aldo Rossi e Niemeyer) nel segno di un equilibrio «virtuoso» che si traduce in «presenze monumentali mai opprimenti», in un gioco tra «luce, materiali, proporzioni».

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