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Dalla Mini ai Giochi, 60 anni di design british a Londra

Dalla Mini al Concorde, da Twiggy a Kate Moss passando per David Bowie, nascita, fine e resurrezione della Swinging London.

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Dalla Mini al Concorde, da Twiggy a Kate Moss passando per David Bowie, nascita, fine e resurrezione della Swinging London. Sessantacinque anni (anzi, uno di meno), di design inglese, dal Dopoguerra alle prossime Olimpiadi (incluse) in mostra dal 31 marzo al 12 agosto al Victoria & Albert Museum di Londra.

Una mostra con oltre 300 oggetti realizzati o progettati da artisti britannici che sono diventati icone dell’architettura, della moda, della grafica, del design e dell’arredamento degli ultimi 60 anni: la Mini progettata dall’ingegnere britannico Alec Issigonis, i vestiti disegnati dallo stilista turco-britannico Hussein Chalayan, la prima bicicletta unisex e riproduzioni di stanze arredate nello stile degli anni Sessanta.

Le Olimpiadi di Londra del 1948, le prime dopo la seconda guerra mondiale, furono chiamate “i Giochi dell’austeritá”. Oggi, anno domini 2012, la capitale britannica, sotto la cappa di una crisi economica dalle radici ben diverse, torna a ospitare le Olimpiadi. Sono questi i punti di partenza e di arrivo di una retrospettiva sul “British Design” che il Victoria & Albert ha organizzato come grande vetrina per mostrare al mondo oltre sessant’anni di creativitá britannica.

La mostra racconta la storia del design britannico nel senso piú lato, spaziando dalla moda all’arredamento, dalla grafica alla fotografia, dall’architettura all’interior design, dai prototipi industriali agli oggetti per la casa. I 350 oggetti in mostra vanno quindi dalla prima auto Morris Mini Minor prodotta nel 1959 all’aereo Concorde del 1969, rappresentato da un modellino di sei metri per questioni di spazio, passando per la mitica Jaguar E-Type del 1961.

In questi anni l’ascesa del modernismo segna l’ingresso del design – si potrebbe dire della bellezza pratica – nella vita di tutti i giorni dei comuni cittadini, dalle tazze da tè alla carta da parati, dalla radio in cucina alla televisione in salotto. La seggiola Polyprop, ad esempio, era stata creata da Robin Day nel 1963 come oggetto bello ma anche duraturo e a basso prezzo, mentre gli umili cartelli stradali, ridisegnati da Margaret Calvert e Jock Kinneir, hanno reso piú comprensibili e facilmente navigabili, ma anche piú belle, le strade britanniche e sono stati poi imitati in tutto il mondo. Perfino i semafori furono reinventati da David Mellor, con colori piú brillanti e in una plastica che non aveva mai bisogno di essere ridipinta.

Le grandi sale del V&A propongono una carrellata un po’ nostalgica attraverso nomi e oggetti ultranoti, dagli abiti mini di Mary Quant ai vestiti floreali di Laura Ashley, dalle copertine psichedeliche dei dischi dei Beatles alle mutazioni da camaleonte di David Bowie, dall’aggressivitá creativa del movimento punk alle provocazioni di Damien Hirst, dai music video girati da Derek Jarman ai mobili creati da oggetti di scarto di Tom Dixon. A volte la creatività e il genio britannici sono stati capiti meglio altrove, come nel caso di John Galliano e Alexander McQueen, subito carpiti da maison francesi, o Jasper Morrison che ha inventato “la sedia dell’uomo pensante” poi messa in produzione dall’italiana Cappellini.

Con l’orgoglio patriottico che caratterizza tutta la mostra, il V&A vuole peró sottolineare come la Gran Bretagna sia ancora all’avanguardia nel campo del design, dagli abiti da uomo classici, ma moderni di Paul Smith agli edifici futuribili di Zaha Hadid come il’Aquatics Centre per le Olimpiadi 2012 dal tetto a onda. Sono British alcuni dei video game piú celebri e copiati nel mondo, come Tomb Raider del 1996 con la prima eroina Lara Croft e Grand Theft Auto del 1997. Il rappresentante forse piú blasonato è Jonathan Ive, l’inglese direttore del design di Apple, responsabile per il look prima dell’iMac, poi dell’iPod e ora dell’iPad, oggetti che hanno cambiato la vita a milioni di persone ma che è difficile definire ‘British’.

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