La barricadera chic di Gaetano Navarra – Coll. A/I 2007-08.

Una Berlino letteraria e livida, notturna e densa di musica e misteri attraversa l’intera collezione A/I 2007-08 di Gaetano Navarra.

La silhouette allungata, le gonne severe e castigate sono il  vero Leit Motiv.

Tessuti maschili, il tweed, pin stripe cupi, plumbei, nero, antracite, un’intera tavolozza di grigi dalle nuance piombo fino a un argento aereo e leggero ad un delicato sabbia cipré .

Alti cappelli a visiera di elegante ispirazione militare prussiana ottocentesca oscillano tra austerità, masquerade e ironia si fanno lusinga di un gioco apertamente sensuale.

E’ la Berlino di Doblin, di Brecht e Kurt Weill, quella sperimentale, contraddittoria e davvero moderna della Repubblica di Weimar, del Bauhaus e degli scandalosi pittori della Nuova Oggettività.

Gli schemi, come i ruoli si stravolgono. L’eterno dualismo tra dominante e dominato, tra chiave e serratura, tra voyeurismo ed esibizionismo sono familiari alla nuova donna Navarra.

Sulle gonne da barricadera chic dalle lunghezze accentuate, ecco infatti apparire cinture sadomaso che incorniciano il seno e strizzano il punto vita, mentre casti calzettoni sono portati su vertiginose zeppe bondage.

Tramite l’energia significante di questi accessori, irrompe di colpo  nella texture narrativa un trasgressivo flash ’80, il mood dei disegni di Antonio Lopez, la sensualità androgina ed esibita della Grace Jones inventata da  Goude proprio in quegli anni, persino un sibillino flair erotico black & white à la Helmut Newton.

Nascono così esili figure deformate in verticale, sottolineate da spalle importanti e squadrate.
Mascherine metalliche “Eyes wide shut”celano la segreta identità di donne altere, enigmatiche e imprendibili, che divertite giocano con un potere che ha origine nella sensualità, nell’arcano e nella seduzione.

La maglieria, autentico cavallo di battaglia di Gaetano Navarra, rivela uno charme nostalgico, incarna una neo-geisha con forme clear-cut a kimono, costrette da cinture di pelle nera, indossate in disordine, senza equilibrio apparente, con l’abbottonatura storta, come se infilate di corsa, casualmente. Piccoli cappotti in macro tartan magenta,  grigio, nero e turchese ispirati ai quadri di  Georg Grosz e Otto Dix.
I piumini neri lucidi orlati di moffetta, di gotico imprinting aristocratico, si aprono a rivelare abiti in pelle goffrata.

Un vero andirivieni di personaggi affolla la scena. La parte del protagonista però è riservata al look “Portiere di notte”, che si cela dentro enormi cappotti dalle spalle cadenti appena trattenuti dalla cintura-must. E non può che essere lui il regista, il demiurgo e il custode di tutto ciò che si nasconde dietro la barriera visiva, oltre il filtro emblematico e invalicabile delle mascherine di nichel lucido.

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