Sfilata – ETTORE BILOTTA – Alta Moda Roma -F/W 2007/08

Edith Piaf, ‘un passerotto’ con la voce dalle mille sfumature, che passava da toni aspri e aggressivi a suoni dolcissimi, così come era stata la sua vita, ruvida, fragile e indistruttibile.
E’ a questa donna, reintrepretata con occhio contemporano, cogliendone la modernità di icona ribelle, intensa, pronta ad affrontare tutto, che il couturier Ettore Bilotta dedica la sua ultima collezione.

Ecco dei piccoli cappotti in lana bouclé e cachemire: la silhouette è quella contenuta ed elegante degli Anni ’50 a Parigi, tagliata al ginocchio a rivelare dritti e semplici abitini, ma esasperata da alte cinture di passamaneria sopra il punto vita; il collo è ampio e importante. Oltre al nero da cui si occhieggia del satin fuxia, i toni sono i non colori morbidi di un inverno mite: mélange di sabbie, tortora, tabacchi, definiti da accessori chiarissimi: gli stivali in vernice avorio, i lunghi guanti a delineare la manica tagliata sotto il gomito….ad indossare Il dolore gridato da Edith per la morte improvvisa di Marcel si esprime in un quadro sobrio, tutto di neri: tailleurs in jersey di lana e seta, costruiti sul corpo come sensuali architetture, dove la vernice lampeggia negli intarsi dei tagli. Piccole stole geometriche in volpe nera arricchiscono i volumi e si chiudono sotto il seno con broche di perle e swaroski neri. Il volto è nascosto da velette preziose in tulle ricamato.

Torna la luminosità e il calore della scena di un teatro: i toni sono quelli chiari e naturali del visone rasato. Giacche al fianco, strette da preziose cinture-torchon, dove la pelliccia diventa quasi velluto, disegnata da una lavorazione a onde.In contrasto, lunghissimi polsi quasi fino al gomito in tasso bruciato a pelo lungo, a evocare il lusso di certa couture di quegli anni, ma moderna tanto da sopportare la provocazione di un paio di jeans.
(Stessi toni per il cappottino matelassé in satin e velluto devoré)

A New York si incontrano due donne, due voci, due mondi: Edith Piaf e Marlene Dietrich. La Dietrich le dirà: ‘Vous étes l’ame de Paris’. Dalla passione dell’una e dall’algida perfezione dell’altra, nasce il lungo da sera di Ettore Bilotta.
Satin pailletté per abiti fluidi, scivolati sui fianchi con scollature profonde. Linee pulite e raccolte dietro la schiena ad aprirsi in plissé leggerissimi. Oro, champagne, flesh i toni dolci che accompagnano le sfumature della pelle.
Ovunque rosari di perle, anche con crocefissi, intesi chiaramente come segni di devozione, come per Edith che non andava mai in scena senza ‘la sua croce’.
Anche la sposa, con una gran gonna a corolla in faille avorio e dal corpetto ‘cordonato’ in chiffon, invece del bouquet tiene tra le mani un grande rosario di perle e, sotto il velo, speriamo che riesca a viversela la sua ‘vie en rose’…  

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