Sfilata Gattinoni – Alta Moda Roma -F/W 2007/08

La moda incontra l’arte. La luce ne dispiega segreti, ne sussurra immagini. La musica, la danza, il cinema, il teatro, l’architettura, la poesia, la scultura accanto a scienze più nobili come l’astronomia, la fisica, la botanica, la matematica.. Con nomi di donna e di dea. Iside, Artemide, Urania, Tersicore, Elettra, Minerva, Clio, Afrodite, Aura, Dafne, Calliope. Guillermo Mariotto per la collezione di Alta Moda autunno- inverno 2007/2008 di Gattinoni interpreta in chiave contemporanea la sottile linea di confine tra arte e scienza. La sua donna veste il futuro, strizza l’occhio ad universi cyber-spaziali, guarda al passato. Cito la preistoria, i dipinti della grotta di Lascaux, nell’abito in camoscio interamente dipinto a mano… Perché da quel gesto primitivo e meraviglioso si comprende l’oggi, si tende la mano al divino, ricorda lo stilista. La Piazza del Campidoglio palcoscenico ideale di una sfilata che esalta l’uomo e Dio, dunque. L’arte è in fondo l’espressione più alta di una creatività che nobilita ed esalta. E la circolarità della piazza michelangiolesca, con la statua del Marc’Aurelio al centro, ci riconduce alla perfezione. Mariotto ha lavorato sui tessuti, ha sperimentato e creato, incidendo il suo “segno”. Tele lavorate con automatici, ganci da bustier, anelli di metalli, geometrie futuribili che avrebbero esaltato gli autori di Odissea nello spazio (la danza), lenti graduate applicate su microfibre e inserti di pvc, all’interno di un mosaico realizzato con stecche finissime per ricordare la struttura ondilinea dell’atomo (la fisica), lamine applicate su uno strato di rete metallica, che ingabbia il corpo come una meravigliosa prigione (l’architettura), robe ricamate con scaglie di cavallino, vernice, nappa e cristalli (l’arte drammatica). Una donna autoritaria, rigorosa, cosciente del suo valore, quella che Mariotto porta in passerella per il prossimo autunno-inverno. Ama la sfida, non teme di osare. Prevalgono nella nuova collezione il bianco, il nero, l’antracite, tutte le sfumature del grigio e del petrolio, l’oro e l’argento. Esaltati dalla luce, come diamanti purissimi. Sfileranno in Campidoglio abiti in microfibra di organza, proveniente dal Giappone, leggerissima, impalpabile, trasfondono una luminosità particolare, lamé matelassé, ricamati con metalli di varie dimensioni, cristalli, negativi utilizzati per le radiografie, dentelle e pizzi “ritagliati” su facsimil di cellule umane, placche di organza ingabbiate nel tessuto (la biologia). Abiti tinta su tinta, ton sur ton, ma anche sfoggio di colori. Sussurrati, evanescenti come gli acquerelli degli impressionisti francesi. Monet, Manet, Renoir… L’indaco, l’azzurro, il viola, i verdi sfumati nelle varie tonalità (la poesia, la botanica), indossati da moderne Ofelie shakespeariane. La luce la protagonista assoluta, dunque, della collezione di Guillermo Mariotto per Gattinoni. Vivida, accesa, glaciale, luminescente, sfavillante, inconfutabile, imprescindibile persino nelle sue ombre. Come l’arte dell’immagine. Racchiude tutto e un po’ di tutto. La televisione, la pubblicità, il cinema, la video art. E’ eccessiva, magniloquente, non priva di enfasi. L’immagine si veste con un lungo cappotto lavorato con rose di pelliccia, come fossero criniere di leone, su una base di sofisticato e raffinato pvc. Tessuto ricamato con placche di specchi. Sotto il cappotto una petite robe di pizzo di metallo. E ricamati sono anche gli abiti da sposa, con Galatea che corre sul suo carro con uno scialle rosso fiammeggiante. Evoca il capolavoro di Raffaello. Un inno alla pace, un canto alla gloria e alla perfezione del creato.

Donna allo specchio – scherza Mariotto – Tra autocontemplazione e fervori ascetici. Una moderna rilettura del mito di Narciso. Al femminile.
Per il prossimo autunno-inverno bando ai cappelli. La donna Gattinoni potrà indossarli, ma saranno solo di pelliccia. Calde, caldissime come le borse, coordinate. Di volpe argentata o di mongolia. Rasate, pettinate, ricamate, lavorate con la vernice e il colore, soprattutto acconciate con tanto di messa in piega come fossero parrucche, non da maestri del taglio e del cucito, ma da celebri hair stylist. Per creare sottili, impercettibili distanze, quasi un vezzo di assoluta seduzione, quasi un vezzo di assoluta seduzione, come i guanti che coprono solo una parte della mano, ricamati e impreziositi, le mitaine d’antan. Ma solo uno, possibilmente a destra. Gli abiti-scultura che Mariotto ha realizzato per le tre Grazie sono di ispirazione neoclassica. Chiffon charmeuse, color avorio, un tripudio di plissé. Ricordano la bellezza estenuante di antiche colonne doriche. Al centro il cinema. Ha il volto di una donna dall’incarnato perlaceo, biondissima. Le spalle nude, il taglio dell’abito rigoroso. Drappeggi, trasparenze e soprattutto oro ricamato ton sur ton. Preziosissimi come i gioielli di Federico Buccellati, che il noto direttore creativo di Gattinoni ha scelto per la loro perfezione geometrica e la loro bellezza… Quasi fossero forgiati dagli dei. Capolavori dell’Arte orafa d’ispirazione rinascimentale. Ed infine un omaggio alla religione con la teologia…, secondo Guillermo Mariotto. Un abbraccio tra le tre religioni monoteiste. Un saio, una tunica, forse una casula, come quella creata recentemente per Benedetto XVI. “Scolpiti” su strati di organza fiammeggiante, la stella di Davide, la luna dei musulmani, la croce del Cristo. Illuminate dalla luce della fede, da un credo fortissimo, che unisce gli uomini e le generazioni. Dagli albori della creazione sino ai nostri giorni, attraverso la sapienza dell’arte. Forza aggregante e dirompente, di cui la moda è testimone e protagonista, simbolo riflesso dell’immaginario collettivo e pittorico.

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