Al via Milano Moda Donna: I giornata (2a parte)

Dalla sposa di Frankie Morello alla donna Ruffle Dream di Moschino: II giornata (1a parte)

Dalla sposa di Frankie Morello alla donna Ruffle Dream di Moschino: II giornata (1a parte)
di Simona Scacheri

Enrico Coveri decide di flirtare con la moda alla ricerca della leggerezza e della necessità di svago che i tempi dettano in risposta ai momenti bui. La nuova collezione guarda alla femminilità degli anni ’50 e presenta una donna allegra che Francesco Martini Coveri descrive come: “ Una donna che sa e vuole evadere, fantasiosa e gioiosa. Io voglio che le donne pensino ai miei capi quando cercano di distinguersi e divertirsi con il loro look, perché hanno scelto di differenziarsi”. L’austerity per Coveri vive nella rinuncia all’accessorio: “I tempi sono difficili quindi non si può far finta di niente. Ogni anno numerosi negozi chiudono e sarebbe sciocco continuare a puntare su borse lussuose quando poi il mercato non riuscirebbe a distribuirle, motivo per cui disegnavo alcuni accessori che poi meccanicamente toglievo dalla collezione per queste ragioni”. Ma la passerella è un tripudio di allegria e raffinato colore distribuito su capi a tinte unite, a stampe e a ricami, indossati anche dalla guest star Nina Moric. Un’energica eleganza sfila in passerella presentando una donna fiorita nella sua delicata bellezza. E sul finire la ‘sera’, accompagnata dalle note dei Cold Play “Viva la vida”, raccoglie l’approvazione di tutti i flash presenti.

Senza seguire un unico trend ma guardando a un’evoluzione costante del brand Kristina T, la designer Cristina Tardito non segue un solo tema per la sua collezione o meglio sceglie ‘il contrasto’ come mezzo di espressione per esorcizzare i momenti bui. “Io dico alle donne di essere belle, come si faceva ai tempi di guerra perché la crisi va esorcizzata arredando il buio. Il contrasto simboleggia la divisione netta tra coloro che non reagiscono e coloro che invece guardano avanti, perché la crisi può anche essere un’opportunità per ricominciare”. E seguendo queste premesse sfila una collezione segnata dagli opposti e dalla figura del lupo, simbolo delle nostra paure infantili, personificato sulla passerella attraverso berretti di lana da cui spuntano piccole orecchie da lupacchiotto. I tessuti lucidi contrastano con i tweed maschili, le forme strette sono in opposizione alle ampiezze calcate, il tutto, però, a discapito dell’accessorio. “Gli accessori non possono più esistere o meglio ne possono esistere solo alcuni, ma si deve abbandonare l’idea di presentare 5000 mila scarpe, perché il mercato del superfluo vive un momento difficile. Meglio concentrare l’attenzione sulla qualità e su pochi oggetti” aggiunge la stilista. Una collezione che conferma la coerenza e la magia di Kristina T fedele alla sua essenza prima ancora che ai diktat modaioli.

Diverso l’approccio di Roccobarocco che sceglie la strada dell’emozione. Sullo sfondo scenografico si legge “Non è solo l’equilibrio a reggerla. Sosteniamo i loro sogni” e un gruppo di giovani ballerine in tutù esce sulla passerella esibendosi in un balletto classico dal sapore magico. A seguire il designer Rocco Barocco, visibilmente commosso, appare per salutare. E la sfilata ha inizio. Lo stilista sceglie di non inserire pellicce o materiali troppo lussuosi nel suo inverno 2009/2010 in rispetto dei tempi morigerati che viviamo. Il dettaglio colorato contrasta il nero dei cappotti e dei soprabiti attraverso l’accessorio: guanti o borse vivaci ed eleganti in tinte pastello, blu rosso o violetto. Non mancano le stampe tipiche della griffe, il plissé e i ricami. Il raso detta un’eleganza rafforzata dagli strascichi, rivisitati in chiave moderna per una donna che vuole e che può sentirsi diva, anche nella vita quotidiana. In linea con la tendenza dominante, le spalline dei capospalla acquistano volume, le paillettes donano luce e i cristalli lasciano aperta una finestra sulla raffinata ricchezza materica.

Lo scenario assume sfumature ben diverse nella sfilata di Gaetano Navarra che non guarda agli anni ’80, o al tema militare spesso presente nelle sue collezioni (come lui dichiara) per dedicarsi a una donna austera e proiettata al futuro, in perfetto stile “Blade Runner”. “La follia è alla base delle mie creazioni. Le scelte sono semplici e rigorose, ho preferito guardare al futuro” commenta Gaetano Navarra che presenta cappelli dalle forme astratte che coprono meta volto: “Il cappello è un tocco di spettacolo. Abbiamo tolto gli accessori, niente più occhiali o borse per cercare di essere i più rigorosi possibili. Ma ho voluto lasciare un accessorio forte” o forse è meglio dire fortissimo. Sulle note di una musica decisa parte lo show: le spalline a pagoda abbandonano le forme convenzionali e guardano all’insù senza curarsi di seguire le forme del corpo e il tridimensionale espresso dalla materia si ripresenta nelle tasche delle gonne o degli abiti. Tutto è giocato sulle forme e sulla lavorazione dei tessuti: panno laserato, cachemire e cotto. La ricerca è evidente in ogni singolo capo. Il design industrial colpisce e seduce soprattutto poiché legato alla qualità sartoriale.

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