Nella Villa Genovese Zerbi di Reggio Calabria arriva la moda

12 luglio al 31 agosto, nella splendida cornice della storica Villa Genovese Zerbi di Reggio Calabria; che già ha avuto modo di ospitare la mostra su Gianni Versace.
La manifestazione ideata e curata da Fiorella Galgano ed Alessia Tota, è realizzata di concerto con il Comune di Reggio Calabria, Assessorato alla Cultura e Grandi Eventi, grazie al supporto dell’Assessore Antonella Freno.
“Cinquant’anni di moda italiana” è una mostra che racconta la storia dei protagonisti del “made in Italy” attraverso un’esposizione grafica che parte dalla nascita della gloriosa alta moda nel 1950, ed arriva ai nostri giorni. Accompagnata da un percorso di capi storici di ciascun protagonista, esposti su manichini d’arte Bonaveri: quale testimonianza dello stile per cui ognuno di loro si è affermato.
Inoltre una serie di oggetti particolari posizionati all’interno di vetrine in plexiglass: creazioni inedite dei maestri dell’accessorio e del bijou.
Infine un filmato istituzionale per riproporre interviste esclusive, filmati d’archivio e dunque raccontare i momenti salienti della moda italiana.
Il tutto inserito in un allestimento curato dall’Arch.Elena Ciravolo, proiettato a rappresentare sia il percorso progressivo della moda italiana; che gli spazi autonomi di ricerca di ciascuno stilista.

In tale percorso espositivo sono presenti le maggiori griffe di Alta Moda e prêt-à-porter:

Alta Moda femminile. Renato Balestra, Franco Ciambella, Raffaella Curiel, Marella Ferrera, Sorelle Fontana, Egon Furstenberg, Galitzine, Gattinoni, Lancetti, Antonio Marras, Gai Mattiolo, Lorenzo Riva, Sarli,  Schuberth, Valentino.

Alta Moda maschile. Brioni, Litrico.
Prêt-à-Porter. Emilio Pucci, Walter Albini, Giorgio Armani, Laura Biagiotti, Mariella Burani, Roberta di Camerino, Roberto Cavalli, Enrico Coveri, Dolce & Gabbana, Etro, Fendi, Salvatore Ferragamo, Gianfranco Ferrè, Alberta Ferretti, Nazareno Gabrielli, Genny, Gherardini, Gucci, Krizia, La Perla, Max Mara, Missoni, Moschino, Vinicio Pajaro, Prada, Roberta Scarpa, Ermanno Scervino, Luciano Soprani, Trussardi, Versace.

Accessori. Helietta Caracciolo, Lucia Odescalchi, Gianni De Benedittis (bijoux), Sergio Valente (acconciature).
“Cinquant’anni di moda italiana” prosegue un percorso iniziato nel 1998 a Mexico City, sotto l’egida del Ministero Affari Esteri, Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale; a cui sono seguite le seguenti tappe: Bogotà (1998), Brasilia (1999), San Paolo (1999), Rio de Janeiro (1999), Niteroi (1999), Curitiba (1999), Montevideo (2000), Antigua Guatemala (2001), Panama (2001), Lima (2001) e Tokyo (2001). Questa imponente esposizione è sempre stata ospitata nei musei più prestigiosi del mondo,  come, per citarne alcuni, il complesso culturale  Julio Préstes in San Paolo, il Bellas Artes Museum di Rio e Mexico City, il Memorial Museum di Curitiba, l’ Italian Museum of Art di Lima e l’ Odakyu Museum di Tokyo. Quindi l’Europa: il Museé des Tissus et Art Decoratif  (Lione, 2003); ed il Koningin Fabiolazaal (Anversa, 2003). Inoltre il Far East: Seoul, 16 Maggio 2002 (Korean Institute of Design);  Hanoi, 25 Maggio 2002 (Melià Cultural Centre);  TianJin, 7 Giugno 2002 (Italian Business Park); New Delhi, 18 Ottobre 2002 (The Ambassador of Italy Residence); Mumbai, 2 Dicembre 2002 (Tata Theatre); Kolkata, 16 Febbraio 2003 (Victoria Memorial Museum); Kuala Lumpur, 27 Novembre 2004 (National Art Gallery); Hong Kong, 3 Maggio 2005 (International Finance Centre); Jakarta 15 Dicembre 2005 (Gedung Arsip Nasional); Taipei 17 Febbraio 2006 (Taipei Fine Arts Museum); Mosca 14 Maggio 2007 (Petrovsky Passaj); Kiev 10 Ottobre 2007 (Khanenko Museum); Varsavia  3 Marzo 2008 (Sciences and Culture Palace); Salonicco 17 settembre 2008 (Palais des Sports- Expò Thessaloniki 2008); Atene 20 marzo 2009 (Istituto Italiano di Cultura) ……. Mai prima quindi tale mostra era stata realizzata in Italia!

Tutto il materiale in esposizione proviene dall’archivio di ogni singola griffe; tranne alcune creazioni donate da collezionisti privati, come l’abito da sera in raso pesante di Schuberth (1950), fotografato anche sull’Enciclopedia della Moda (proprietà Elsa De Giorgi); o l’abito e soprabito in broccato oro (1958) sempre di Schuberth (proprietà Mariella Giurato Sacchi).

Alcune creazioni sono rappresentative di un preciso momento storico e quindi offrono un vero e proprio “spaccato” della società italiana. E’ il caso dei modelli simbolo dell’epoca de “La Dolce Vita”, in cui la moda era strettamente legata al cinema del neorealismo, ma pure hollywoodiano. Come l’abito talare delle Sorelle Fontana, indossato prima da Ava Gardner (1956) e poi riproposto per Anita Ekberg nel film “La Dolce Vita” di Fellini (1960); il famoso “Pyiama Palazzo” di Galiztine, segno dei tempi, che Claudia Cardinale portava ne “La Pantera Rosa”(1963) e quale capo d’archivio d’eccezione, il leggendario abito “stile impero” della Maison Gattinoni, indossato da Audrey Hepburn nel film “Guerra e Pace” del 1956, che valse una nomination all’Oscar per i costumi.  Per arrivare agli anni’80 con il prezioso abito-bustier creato da Luciano Soprani per Jacqueline Bisset ed indossato nel film “Orchidea Selvaggia” (1988).

Ci sono le spettacolari creazioni da “red carpet”, indossate per le premiere, ma pure per la “notte degli Oscar”. Come l’abito in tulle di Prada con ricami in paillettes-oro indossato dall’attrice Cate Blanchett (2000) e quello in chiffon creato per Milla Jovovic in occasione della prima a Los Angeles del film “Giovanna D’Arco” (1999).

Non manca ovviamente l’alta moda al maschile con lo smoking firmato Litrico indossato da Rossano Brazzi (1958) e quello realizzato da Brioni per l’invincibile “007-James Bond” alias Pierce Brosnan indossato nel film “Die Another Day” (2002).

E poi le creazioni inconfondibili per lo stile e l’estro creativo di ciascun stilista. A partire dall’immancabile “rosso” Valentino indossato dall’attrice Elizabeth Hurley all’Estée Lauder’s Charity (Londra – 1998); e l’abito da sera che Fausto Sarli disegnò, ispirandosi a Valeria Mazza (1996). La personalità degli stilisti italiani immediatamente riconoscibile ed espressa attraverso abiti-simbolo: il tipico taglio maschile di Giorgio Armani con il suo smoking da donna “Regimental” completamente ricamato in oro e blu (1991); il “paillettato” grande e colorato nell’abito “urlo di donna” di Enrico Coveri (1997); l’abito “Bottiglietta” di Gattinoni in paillettes e jais (1991). La magia dei tessuti e lo stile fortemente etnico di Etro (2000); la collezione “India” di Walter Albini; l’inconfondibile abito “Bambola” di Laura Biagiotti in cachemire e taffettà (2002); il glamour inconfondibile firmato Versace con l’ abito in jersey stampato “Jungle” (2000).

La moda legata a doppio filo con la cultura attraverso l’abito “Carmen” di Renato Balestra, dedicato a Maria Callas (1996); oppure quelli ispirati alle opere di Picasso con Lancetti (1986/87), ed a Schiele con Raffaella Curiel (1984).

Ed ancora il bon-ton couture di Lorenzo Riva con l’abito da sposa creato per la Principessa Bianca d’Aosta (1995), la preziosità nei ricami e nei dipinti a mano di Gai Mattiolo, le stampe di Emilio Pucci e la ricerca e l’uso di materiali sofisticati di Marella Ferrera con l’abito-scultura composto da tasselli ricamati a mano ed ispirati alla scalinata di S.Maria del Monte di Caltagirone: celebre monumento italiano che gode della tutela Unesco. Assieme a loro la particolare “Madonna Nera” venerata dai minatori sardi di Antonio Marras (1998).

Infine lo stile inconfondibile di Gucci, creato da Tom Ford; quello sofisticato di Gianfranco Ferrè, la femminilità sottolineata dall’estro di Mariella Burani, la sensualità di Genny, il “put together” di Missoni, il plissè di Krizia, la leggerezza di Alberta Ferretti, la regalità di Egon Furstenberg, la seta stampata effetto “animalier” di Roberto Cavalli, l’eleganza di Max Mara, il lussuoso rigore di Ermanno Scervino, la ricchezza di Roberta Scarpa e le “morbidezze” tipicamente mediterranee di Dolce & Gabbana.

L’inedita ed inimitabile lavorazione della pelliccia Fendi; unitamente alla maestria di Trussardi  ed il design Nazareno Gabrielli nella lavorazione delle pelli.

C’è pure l’intimo griffato La Perla, fino ad arrivare agli accessori legati a personaggi celebri: la prima trousse tonda creata da Helietta Caracciolo per Jacqueline Kennedy (1975), la collana indossata da Nancy Reagan e gli orecchini realizzati per Hillary Clinton. Poi la “Bagonghi” di Roberta di Camerino tra le preferite da Grace Kelly (1959); il sandalo riproduzione del modello creato per Evita Peròn da Salvatore Ferragamo; assieme alle ballerine modello Audrey Hepburn di “Vacanze Romane”.

Infine i nuovi talenti del design per il gioiello con l’ispirazione etnica di Lucia Odescalchi e del giovane Gianni De Benedittis che per Futuro Remoto inventa gioielli ludici e divertenti, preziosi per immagine e percezione; ancor prima che per natura.

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