“Riusciamo a ricamare un abito con migliaia di paillettes o perline… tutte infilate da meravigliose mani di fata – sono le parole che si leggono nell’autobiografia di Christian Dior – perché il ricamo nel nostro atelier è ancora fatto a mano, come nel 18° secolo”.
E’ un’affermazione del grande stilista che risale al 1956, ma attuale più che mai. Mezzo secolo dopo, infatti, nell’era dei computers e delle nanotecnologie, non è cambiato molto nei laboratori sartoriali Dior. Le tecniche si sono evolute, così come il design si adatta ai gusti di oggi, ma in casa Dior sono tutti convinti che niente potrà rimpiazzare la bravura delle mani di un artigiano: indispensabili per creare l’haute couture.
Gli artigiani del ricamo sono rimasti davvero in pochi, per questo motivo, ormai da qualche mese, Dior ha acquisito gli atelier Vermont, esperti ricamatori che dagli anni 50 hanno collaborato con i più grandi stilisti di moda. Oggi sono un’esclusiva della maison francese, intenzionata più che mai ad eternare la volontà del suo grande fondatore: “ Le mani conferiscono ad un oggetto artistico il suo carattere unico”.
In un mondo di produzioni a catena, copie raffazzonate alla meno peggio e capi usa e getta, l’haute couture di Dior celebra i valori dell’unicità e della cura per i dettagli. E se è vero che la “bellezza salverà il mondo” (cit. Dostoevskij), gli atelier di Dior faranno sicuramente la loro parte.
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