Milan Fashion week: III giornata. Tra luce e colore sfila la donna PE 2010

Milan Fashion week: III giornata. Tra luce e colore sfila la donna PE 2010

Milan Fashion week: III giornata . Tra luce e colore sfila la donna PE 2010

Prosegue la settimana più glam di Milano, seppur con una luce meno intensa rispetto alle edizioni passate. La parola crisi è ancora il mantra ripetuto ad ogni commento di backstage e se Blumarine fa sfilare l’ottimismo, minore è l’entusiasmo che si respira nell’ambiente, in generale. E proprio Blumarine colpisce con la sua carica di positività e colore portando in passerella una donna che guarda al futuro con allegria e vitalità, prerogative che appartengono alla sua creatrice, Anna Molinari. Ispirazioni lontane con ricerche e rivisitazioni contemporanee quelle presentate da Byblos e Sport Max. Manuel Facchini per Byblos porta in passerella una donna ispirata agli antichi testi, da Nietzsche agli scritti del 1830: l’antico panneggio è letto in chiave moderna e lo stilista traduce la sua ispirazione in splendidi abiti drappeggiati che sanno donare alla donna Byblos un fascino di altri tempi, tempi passati riletti in chiave futuristica. Di contrasto l’accessorio ha un sapore rock per contrastare e completare l’anima del brand che sceglie come madrina quest’anno l’attrice Laura Chiatti.

Grazia Malagoli per Sport Max apre un antico baule e ristudia, ricerca e reinterpreta lontane influenze in chiave moderna, senza esagerare, con il risultato di creare una bella collezione dal sapore urbano. Fine lo studio dei materiali che traduce il pizzo in numerose sfumature e lo tratta con diverse lavorazioni. Non manca il tema militare.
Se la moda primavera/estate è spesso meno scenografica e completa rispetto a quella invernale, non si può dire che le sorprese non arrivino ugualmente.
Ermanno Scervino punta sulla naturalezza e sul nude look con underwear esibito, senza tralasciare i forti richiami agli anni ’80 nell’uso delle spalline che al momento non hanno ancora fatto presa, ma a quanto pare è questione di poco ormai.

Sono proprio i grandi nomi del Made in Italy che mostrano come la moda sia dettaglio, lavorazione e scelta dei tessuti oltre che alla silhouette dei singoli capi. Di questa scuola è Alberta Ferretti che fa dello chiffon il suo must di collezione e regala la passerella all’artigianalità italiana, a ricordare che dietro un semplice capo moda spesso c’è un lavoro infinito di numerosi professionisti. Ancor più importante il suo regalare alle donne in tempi di restrizioni economiche una moda senza tempo, per le madri e le figlie, tendenza sempre più comune per molti stilisti.
Dallo chiffon si passa all’organza di Gianfranco Ferrè che rasenta composizioni di tale ricercatezza da invocare l’Haute Couture, Jil Sander sceglie la garza per comporre l’abito di una collezione che conferma il mood intellettuale voluto da Raf Simmons per il brand, sempre molto lineare e concettuale nelle sue linee come nelle sue sfilate. Versace presenta una donna diametralmente opposta, in stile Bad Girl ritornando così all’anima del brand che ha sempre amato donne esuberanti e capaci di essere decise. Le lunghezze sono sempre meno lunghe, gli abiti presentano catenelle che compongono il capo e i colori assumono tonalità flou.

Haute, da poco acquisito in via definitiva e al 100% dal gruppo Moschillo, sviluppa la collezione su un materiale ovvero l’organza e su un tema noto, ovvero il militare. La collezione viaggia su un doppio registro forse in onore anche del duo che ne tesse le fila ovvero Cristina Lombardi come direttore artistico e Alessandra Moschillo, vice presidente. Il doppio binario si snoda sulle cuciture, nere e avorio; sui look, protettivo e nude; sul mood finale: vintage e d’atelier.

Luisa Beccaria si rivolge agli anni ’50 hollywoodiani confermando la sua visione romantica della donna e aggiungendovi la femminilità più decisa che contraddistingueva quei tempi.
Chiude la giornata Gabriele Colangelo e ancora una volta lo stilista conferma la sua grande ascesa con una collezione che sa tradurre l’essenza dell’eleganza. Ogni sua collezione è ispirata ad un tema preciso, spesso artistico o letterario, e per questa Primavera/Estate il designer guarda all’artista Hans Hartung e al fascino dei punti luminosi. La luce sfila in passerella.

Per quanto possa sembrare impossibile rievocare un concetto così immaterico in un defilè, Colangelo, che sfila per la prima volta in Triennale, riesce nell’impresa ottenendo applausi e approvazione. Abiti bianchi eterei o meglio luminosi, trasparenze, linee e tagli che plasmano il volume dei capi ricreandone il principio base. L’eleganza è luce. L’eleganza è senza tempo, capace di reinterpretare l’antica Grecia e poi vestire la donna lunare. Must della collezione anche gli abiti monospalla, naturalmente corti, composti da scolli profondi e volute di tessuto. Alla base di tutto: la ricerca e l’alta sartorialità, non enfatizzata. Una collezione che rasenta la perfezione!

di Simona Scacheri

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