Il Parco d'Arte E. Pazzagli

Arte en plein air nei dintorni di Firenze

Il Parco d'Arte E. Pazzagli nella periferia di Firenze a Rovezzano. Ben 150 opere figurative dello scultore a cui si aggiungono 300 cipressi piantati

Il Parco d’Arte E. Pazzagli nella periferia di Firenze a Rovezzano prende il nome dall’artista e inventore Enzo Pazzagli, che dal 2001 offre un’esposizione permanente delle sue opere e del più grande progetto che egli abbia mai realizzato, «La Trinità».

Ben 150 opere figurative dello scultore a cui si aggiungono 300 cipressi piantati in punti strategici che convergono nell’ingresso del parco e circondano le sculture dando forma ad un volto tridimensionale.

La visibilità completa dell’immagine è possibile soltanto dall’alto.

L’area di 23.900 metri quadrati ospita anche le opere di Giampiero Poggiali Berlinghieri, le mucche-scultura del Cow Parade di Stefano Canto, le creazioni di Marcello Guasti, Luigi Mulas Debois, Giampaolo Tomasi, Paola Gandolfi, Thomas Bires.

La straordinarietà dell’attività artistica di Enzo Pazzagli, definito dai critici ‘caposcuola’ del Lastrismo, risiede nella sua struttura multiforme, rigida, totemica, riscontrabile sia nel dettaglio delle figure sia nella totalità della forma degli oggetti raffigurati.

L’immortalità del ferro e dell’acciaio, protagonisti nelle simmetrie e nei corpi, si fonde con la ri-creazione infinita e incessante della natura, la morte e la rinascita dei cipressi via via ‘adottati’ dai visitatori del Parco, al fine di donare questa scultura vivente all’eternità.

Noto per la sua capacità di lavorare il ferro ereditata dal padre, Enzo Pazzagli inizia i suoi esperimenti con invenzioni brevettate e piccole opere di legno sin dagli anni ’60, periodo in cui realizza la prima scultura su lastra di acciaio «I Tre Arlecchini», le tre sagome alte circa 3 metri il cui movimento contrasta l’immobilità della materia.

Questo concetto sta alla base di molte opere successive tra cui «I Diversi», «Puledri in allegria», «Giocatore di Golf», ma anche «Gli Uni e gli altri» e «La folla», questi ultimi di dimensioni ridotte.

La prima scultura che dà il via all’inserimento del plexiglas colorato nei vuoti della lastra d’acciao e splende al centro dell’immensa distesa verde è «Il grillo parlante» del 1987.

Il percorso di vita dell’artista rispecchia la sua filosofia; dalla natìa Pietraviva, piccolo paese tra Siena ed Arezzo, la sua attività creativa ha attraversato il globo tramite mostre collettive, commissioni, collaborazioni e progetti di fama internazionale in Europa, Germania, Polonia, Russia, Messico e Italia.

All’interno del Parco d’Arte tuttavia non si segue un cammino cronologico tra i gruppi vivaci di sculture argentee e dorate poiché la divisione delle opere in gruppi è coerente con la fisionomia degli occhi, della bocca, del naso, delle orecchie della Trinità.
Di Chantal Gisi

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