Desigual vs Gaudì

Uguale e ‘Desigual’ a Gaudì? Iniziamo il viaggio

Uguale e 'Desigual' a Gaudì? Iniziamo il viaggio che parte dalla Sagrada Família e arriva sulla passerella di Desigual

Un sogno che parte dall’interno della Sagrada Família, tra simboli mistici, arte e modernità, per poi uscire e viaggiare da una delle tante finestrelle adornate da mille mosaici, che in alto irradiano la navata di luce.

Da lì il sogno viaggia. Viaggia. E guarda la rambla dall’alto, i suoi mercati colorati, le spigole, la frutta, le noci, l’odore del caffè di quel piccolo bar all’angolo. E’ un po’ stanco, il sogno, allora si adagia sulla testa di un bambino che ne insegue un altro, che insegue una farfalla, lì, al Parco Guell, tra altri mosaici, colori, arte.

E’ curioso, questo sogno, si accorge che qualcosa accomuna quelle forme, quei colori, all’imponente basilica vista prima. “E’ vero” dice un signore. “E chi sei tu?” chiede il sogno. “Mi chiamo Antoni Gaudì, sono un architetto, definito leader del Modernismo catalano. E ci tengo che non sia detto spagnolo”.

Certo, nei sogni tutto accade e può accadere, ma che il sogno stesso si metta a dialogare con un artista, di quel calibro poi…. Ma è inutile divagare, perché il sogno è anche malizioso, ed ha visto passare una ragazza, le sue gambe erano così belle, i capelli neri sciolti, al sole sembravano inchiostro. Liquidi.

Aveva dei vestiti strani, colorati, asimmetrici, come il parco, come la Sagrada Familia che ancora dopo più di un secolo non è terminata, non per noncuranza, ma perché mobile, parzialmente finale, perché sfuma nello stesso delimitarsi delle cornici, allora il sogno, birichino, strizza l’occhio a quella ragazza, DESIGUAL vede scritto sulla targhetta del suo vestito.

Ma, colpo di scena, anche quella ragazza ammicca al sogno, lo guarda e gli dice: “Seguimi…”.

Lo porta in un posto stranissimo, ma somigliante agli altri, ora sapeva il nome di chi li aveva creati: Antoni Gaudí. Poi vede un decoro in alto, arancione, sembra un bottone da inserire nel vestito di quella ragazza, così moderno da non poter essere uscito dalla testa di Gaudì, “mi perdoni grande artista” – pensa il sogno – “ma lei, Signor Gaudì, è morto nel 1926”.

Quel vestito e tanti altri sono usciti da un’altra testa, quella di un ragazzo chiamato Thomas Meyer che nel 1983 a vent’anni a Ibizia creava magliette stile hippy. Uguale e DESIGUAL a Gaudì, pensa. Il sogno tutto sa, tutto vede ed è per questo che stanco, decide di dormire un po’, sulla spalla di quella ragazza, che gentile gli dice “Sogni d’oro”.

Di Raffaella Ponzo

Photo Credit – Marcela –Fashionadictas

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