La mostra Folk Tales: una collettiva degli artisti alla Galleria B

la galleria Area B si focalizza sulla ricerca della figurazione New Folk, attraverso una collettiva di sette artisti.

Come apertura  della stagione 2010/2011 la galleria Area B si focalizza sulla ricerca della figurazione New Folk, attraverso una collettiva di sette giovani artisti: Silvia Argiolas, Raffaele Barbuto,  Alice Colombo, Vanni Cuoghi, Marco Demis, Pierpaolo Febbo, Cristina Pancini.

Di chiara derivazione Americana, dove è già fenomeno molto conosciuto, la sensibilità New Folk nasce a New York con il nuovo millennio, ed esprime una specifica identità culturale connotata da un forte legame al territorio, compiuta dalla fusione tra i valori della comunità di appartenenza e quelli estetici generali.

Folk Tales indaga il ritorno, in arte, ad ambienti campestri, feriali e malinconici; evocativa di atmosfere placide e domestiche e capace di utilizzare un sistema iconografico semplice e immediato, Folk Tales racconta con toni leggeri favole contemporanee e impressioni del nostro tempo. Sette giovani artisti, sette modi diversi di raccontare storie capaci di fondersi tra il sapore della tradizione e l’apertura al mondo globale e contemporaneo.

Suggestioni oniriche di boschi liquidi e rarefatti, abitati da personaggi antropomorfi che  si sciolgono nello spazio e dalla cui fusione con l’ambiente circostante nascono piccole rose, testimoni colorate e silenziose del passaggio da carne a puro spirito, caratterizzano il lavoro di Silvia Argiolas; la morte è solo un puro passaggio di rinascita in paesaggi interiori dove non esiste una vera e propria fine, ma tutto è cammino e trasformazione in nuove esistenze.

Raffaele Barbuto si concentra sulla realizzazione di manufatti contemporanei utilizzando materiali poveri o di scarto come tessuti, legni e tele; in Folk Tales presenta tre lavori appartenenti a Joy lascia tutto,  un progetto di eco-design in cui, come pretesto re-interpretativo dei giocattolo antico dà vita ad oggetti (carri, elicotteri, autobus) che esplicitano l’aspetto ludico dell’espressività, liberata da ogni legame forzato con la forma, sottolineando il gusto per la pura manipolazione tipico dell’età infantile.

I sottili esseri dal volto di bambina di Alice Colombo si muovono leggeri su fondali realizzati con carta a texture di gigli fiorentini, la stessa carta che un tempo veniva usata per foderare i mobili antichi. E’ sugli stessi sfondi che si muove anche l’altra protagonista, la natura, o meglio Madre Natura, intesa come energia infinita, che osserva prorompente  la scena, regalando uno sguardo semplice al reale.

Vanni Cuoghi ci immerge in un mondo di fiaba, un universo che dialoga tra riferimenti iconografici colti e raffinati ed altri provenienti dalla tradizione popolare, con un linguaggio immediato che rivela, nel modo delle illustrazioni per l’infanzia, una narrazione ricca di riferimenti misteriosi. Reali quinte architettoniche  realizzate con la carta appartenente all’opera nascondono dame Vittoriane intente ad eseguire particolari animazioni – come  ad esempio seppellire una testa – mentre bianche tele quali “Tre pensieri di Primavera”  raccontano che dalle chiome di tre ragazze addormentate possono nascere bellissimi fiori che si levano verso l’alto.

Da un mondo lontano e infantile giungono le figure di Marco Demis, che nascondono qualsiasi emozione attraverso il loro sguardo introspettivo e impalpabile; personaggi – bambini che  galleggiano in uno spazio greve e senza tempo, denso di significato. Ma non è l’infanzia ciò che l’artista intende presentare, piuttosto la rappresentazione – attraverso il vuoto dello sguardo – di enigmi e misteri ancora da chiarire, e il moto di pensieri che instillano in chi osserva.

Immagini prese da sussidiari e libri di animali, fotocopiate ed incollate sul foglio sono le protagoniste dei collage animaleschi di Pierpaolo Febbo, nati come copertina del cd The Sleeper’s Sunday Grid di Jackeyed, ritraggono una personale fauna legata ai ricordi d’infanzia. Oltre ai collage sono presentati anche disegni dall’impronta bambinesca,  caratteristica dei suoi lavori, alla continua ricerca di un tempo passato, reso con un linguaggio sempre vivo e ironico.

Di rimando alchemico, soprattutto per ciò che riguarda lo studio delle forme della natura sono i disegni di Cristina Pancini, che ci offre stravaganti creature, oniriche e singolari, definite nei minimi dettagli; elementi chiave di antiche simbologie quali civette e falene si fondono con creature femminili che si muovono nell’etere. Sono frammenti di storie e leggende, fusi con ricordi personali e fantasie l’universo che Cristina Panini rappresenta in modo minuzioso e dettagliato.

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