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Come in una fotografia di Wolfgang Tillmanns per Gabriele Colangelo

La nuova definizione della fotografia artistica di Wolfgang Tillmanns, come esito ibrido tra i confini del mezzo pittorico e fotografico, crea opere sempre più astratte, totalmente prodotte in camera oscura: immagini che non rimandano più ad alcuna realtà se non la propria, con effetti di palpabile fisicità e dinamica delicatezza.

La collezione Primavera-Estate 2011 di Gabriele Colangelo traduce la sperimentazione del fotografo tedesco in una tensione al movimento e leggerezza in divenire.
La palette cromatica privilegia la luminosità del bianco puro, la trasparenza aerea del colore nuvola, le tonalità dusty del rosa, che ora vira al grigio antracite ora si accende dell’intensità del fucsia.

è Il singolo filo, la sua unicità, la base di studio della materia, il cui divenire si esprime in superfici setose, percorse di lievi anime metalliche che ingabbiano trame flottanti lasciate libere, per poi ricomporsi in unica fibra e modellarsi sul corpo.
Il cotone, a più battute, assume serica consistenza, mutando aspetto nel colore e nel peso. Prendono vita abiti dalla forma strutturata che sfuma sino a essere evanescente e fluida.
Le garze finissime, tramate col rame, si increspano leggere, muovendosi e mutando forma.
Il gazar e l’organza, sovratinti a freddo e lavati, modificano la loro struttura intrinseca, lineare e compatta, e assumono nuove rotondità.
Il nylon si intreccia sottile e traslucido a creare una trama irregolare, sospesa nel vuoto.
Le stampe disegnano gouaches fluttuanti di colore vivido, tra petali di nasturzi trasparenti.

Il movimento si esprime in tagli circolari, attraversati da micro-nervature in rame ultraleggero che scolpisce il corpo, come fosse sfiorato dal vento: gli orli si sollevano e si ondulano, la superficie si muove e si attorciglia, con una nuova idea di drappeggio, che diviene uncomplicated, trascende la couture classica e sperimenta un’anima che si modella sulla persona.
Gli abiti si diluiscono in ali laterali che volano, mosse dall’aria.

L’evoluzione dei ricami, cuciti su veli in garza di seta a trama aperta, crea chiffon dégradé in lievi frantumi, rilucenti di discreti bagliori con micro-cappettine e beads montate a rovescio.

La pellicceria sposa nuove forme e accostamenti. Assume freschezza quando si unisce al bianco popeline di cotone della camicia maschile; quando, cipria, si propone in proporzioni minuscole di un cache-coeur ultraleggero dai revers mossi dal metallo.

Le calzature, studiate e realizzate da Gianvito Rossi, sono in suede e PVC. Sandali che suggeriscono una sospensione, su stiletto lucido cromato.
 

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