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Gli abiti da sposa italiani sbarcano a New York per Bridal Week 2014

Gli abiti da sposa principeschi di 8 aziende siciliane si preparano a conquistare New York, ed è “Sicily and The City”.
L’occasione è il Bridal Week 2014, la settimana della sposa, che si svolge nella Grande Mela, al Pier 94, nel cuore fashion di Midtown Manhattan.
In pieno centro a New York, nella città che per antonomasia evoca moda, tendenze e ultimi gridi.
Dall’11 al 13 ottobre, le otto eccellenze Made in Italy, giocheranno le loro carte migliori in uno dei segmenti piu’ amati dalle donne americane, quello degli abiti da favola per il matrimonio.

A rendere questo sogno possibile è stata la Regione Siciliana, infatti, attraverso l’assessorato Attività produttive, con risorse del Po Fesr, per il secondo anno consecutivo, ha finanziato la partecipazione di imprese dell’Isola.

A beneficiarne sono Loredana Roccasalva da Ragusa, Arcangela Aiello, La Via della Seta di Francesca Paternò, e Valentina di Simona Pettinato da Catania, Giusy Munafò da Siracusa, Marco Cucinotta da Messina, Rosa Vetrano da Palermo e Cocò Gioielli da Valguarnera.

Tra le proposte moda dei marchi selezionati, davvero audace è quella che origina dalla collezione “I Fiori dell’Islam” che per New York evolve in “The Love Collection”, alta moda e sposa di Arcangela Aiello.
Nata proprio a New York, la stilista che lavora a Catania, nelle sue creazioni ricerca un’eleganza leggera e compita, fatta di linee scivolate, alternate a linee più ampie, che lasciano spazio all’utilizzo di lussuose sete chiffon, organze, duchesse, pizzi, ricami preziosi, corpetti lavorati e dettagli. Dando vita ad un’idea di sposa sofisticata, femminile, sontuosa, elegante e mai scontata.

È un inno, invece, al Novecento di cui porta il nome, la nuova collezione dell’atelier La Via della Seta di Francesca Paternò. La “fashion engineer” siciliana che ha reso omaggio ai trend più significativi del secolo scorso, reinterpretandoli in chiave contemporanea.
I decenni si susseguono negli stili,  dalle leggiadre vestali dell’Art Noveau di Alphonse Mucha, con vesti fluide impreziosite da dettagli floreali, fino a sfociare nella ruggente irriverenza degli Anni Venti, l’età del jazz e delle maschiette, di lustrini, perle e ricami, di galà voluttuosi in stile Grande Gatsby.E quindi i Sixties e il glamour felliniano della Dolce Vita, con corpetti che regalano vitini di vespa, accentuati da gonne ampie che svelano la caviglia.

Ed, infine, la figura di Frida Kahlo: «Per la folgorante intensità dei colori e per la sua forza vibrante – ha spiegato la Paternò – non poteva non essere una icona del Novecento, una donna determinata e combattiva ma allo stesso tempo dotata di grande sensibilità e romanticismo».

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