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Il rapporto tra abito e seduzione!

L’estetica del vestire rappresenta il primo medium rappresentazionale di noi stessi nella socialità. La moda come campo lavorativo si presta come un terreno fertile in cui si reinventano di continuo le regole ed i presupposti; conseguentemente la percezione che l’essere umano ha del suo corpo e del modo in cui lo veste o perchè lo “sveste”, riflette i dogmi e le leggi che la moda detta o ha dettato e a cui facciamo riferimento.

Oscar Wilde sosteneva che la “moda cambia perchè è brutta“, questa pungente affermazione sottolinea quanto è forte la necessità di cambiare i presupposti ed i cardini… gli stili, e quanto sia facile considerare brutto qualcosa che “è passato di moda“, espressione del sentimento di rifiuto per un capo che non è più una novità esclusiva.

La percezione che l’individuo ha di se stesso e del proprio corpo riflette il contesto culturale e sociale in cui vive, anche per ciò che concerne il modo in cui copre il suo corpo; l’analisi che facciamo non deve essere svincolata dal modo di vestire che adottiamo. L’abito, oltre alla funzione primordiale protettiva, occupa lo spazio intersoggettivo che si interpone tra la pura fisicità tattile di due persone: gioca infatti con il concetto di seduzione che rappresenta una costante soggetta a molte variabili come religione, estrazione sociale e genere. L’odierna percezione del bello è sicuramente condizionata dal continuo bombardamento futile sull’estetica che riceviamo quotidianamente e dai consequenziali schemi mentali che si vengono a creare nel contesto sociale.

Nelle società individualiste e sviluppate come la nostra, in cui la vista è il senso più utilizzato, l’abito ed il sesso permettono al corpo di riacquistare la propria soggettività e di trovare nella nudità una forte fonte di eccitamento. Il modo di concepire la nudità e la sessualità nelle società tribali è sicuramente più ordinario,in quanto non conoscono il concetto di privacy e veicolano il proprio sentito attraverso la sensorialità.

I frenetici consumi di massa del campo della moda l’hanno resa un processo circolare vittima di ricorsi storici. Se pensiamo al fomentato periodo anni ’80, dove le trasgressioni stilistiche ed estetiche predominavano, questo è stato seguito da un periodo di minimalismi semplicistici che quasi sembrano denigrare il precedente modus videndi. Ogni esagerazione porta ad un consequenziale periodo di stallo rassicurante.

Michele Malena

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