Le letture di Gabriele Vacis per ‘Se tu Fossi qui’ di Maria Pia Ammirati

Al Bookshop&Caffetteria degli Atellani, in via Moscova a Milano,si

Al Bookshop & Caffetteria degli Atellani, in via Moscova a Milano, si è svolto nella serata di ieri un incontro sul nuovo romanzo di Maria Pia Ammirati, scrittrice e dirigente Rai.

Al dibattito sul nuovo libro sono intervenuti Arnaldo Colasanti, Cesare De Michelis e Giuseppe Lupo. L’introduzione invece è stata di Benedetta Centovalli.
Un libro duro, serio, e ben scritto in cui si parla di amore e di morte, dove l’autrice mette alla prova il suo talento in una storia estrema. Oltre ogni tabù sulla possibilità di raccontare l’indicibile.

Se tu fossi qui, questo il titolo, ci parla di Luisa, una giovane donna che muore e di come il marito Matteo, sconvolto, comincia a interrogarsi sulla loro vita in comune.
Mano a mano viene trascinato in un vortice di indizi e di incredibili rivelazioni, di false piste e di agnizioni inattese. Un telefonino che continua a suonare, messaggi che lampeggiano nella notte. Un amante segreto? Un amico troppo caro? Una seconda vita misteriosa? Una malattia nascosta? Un passato che ritorna? O solo un uomo e una donna che hanno smesso di comunicare, che non hanno saputo mettere a nudo il loro cuore.
Questo non è un romanzo. È una storia che scommette sull’impossibile e trasforma la narrazione dell’indicibile in lettura avvincente. È un libro sulla paura e sull’incapacità di amare. Un racconto estremo sulla mancanza di coraggio che affligge spesso la nostra vita quotidiana. Sulla difficoltà di vivere appieno la propria vita.

Succede tutto nel tempo veloce e atroce del funerale di Luisa, in quello spazio breve e vuoto dove il tempo viene sospeso. Matteo scopre di non sapere nulla della giovane moglie e vorrebbe a tutti i costi tornare indietro. Vorrebbe amarla, abbracciarla, conoscerla, condividere giorni felici con le due figlie piccole. Vorrebbe poter ricominciare, riannodare quell’esile filo. Ma non è più possibile. Si può soltanto pensare di ripartire, stavolta senza troppi preparativi e con un bagaglio nuovo di verità irrinunciabili.

Il libro, che a tratti diventa persino un poliziesco con Matteo che indaga e scava nel passato, è un’analisi della sparizione piuttosto che del lutto.
Il lutto c’e’, certamente, ma non è quello il tema, è quasi il prestesto del racconto.
A dominare è la sparizione, quasi un percorso forzato e doloroso di formazione tardiva del protagonista.
Capitolo dopo capitolo Matteo riesce ad uscire dal suo sgomento, dallo smarrimento che prova verso il mondo e verso la vita.
Riesce passo dopo passo a ricostruire la figura di una donna che riconosce differente da come la conosceva, accetta il peso di non averla amata nella sua essenza , si trasforma e riparte con un bagaglio nuovo di emozioni.

Il messaggio finale è positivo, di speranza, sprona ognuno di noi a cercare piccole pause di felicità, o almeno di tregua, gustando tutte le piccole gioie della vita, perchè "non si può morire a comando" e quindi l’unica alternativa allo sconforto e’ nuotare nel fiume della vita.
 

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