La ricerca di un nuovo misticismo e di valori unitari per Gattinoni

Guillermo Mariotto, direttore creativo della maison Gattinoni, lancia con la prossima collezione Primavera-Estate 2011 il suo grido d’allarme.

Creazione violata, natura in fuga, umanità alla ricerca di nuove certezze, soprattutto di uno stile di vita che ci guidi con mano alla scoperta di un nuovo misticismo.

Guillermo Mariotto, direttore creativo della maison Gattinoni, lancia con la prossima collezione Primavera-Estate 2011 il suo grido d’allarme stemperato da una fede profonda nell’uomo.”Soprattutto nei giovani – spiega Mariotto – nella loro ansia di mutamento e rinnovamento. Una tensione emotiva che li spinge a perseguire verità e bellezza. Forza rigenerante e contagiosa, la loro, purificatrice”. Mariotto ha scelto di presentare la sua sfilata come un docu-film in 3D. “In fondo anche la moda è bellezza, poesia – precisa ancora – Una tela illustrata, uno schizzo effimero, fuggevole che sa dar vita, a volte, ad un’opera d’arte. Noi in fondo – aggiunge – non siamo altro che testimoni di un vissuto, come Caravaggio con i suoi quadri, anche noi dipingiamo la vita in un abito”.

Ricco, ricchissimo, opulento come sono le nuove città del futuro. Shanghai, Rio de Janeiro, con la spiaggia di Copacabana, Dubai alle quali Mariotto dedica abiti metropolitan chic. Vetri, specchi. La luce, il fasto, il lusso. Architetture metropolitane ricamate sui tessuti, abiti “tagliati” ai lati da micro panier.

L’Oriente, la tradizione, una dedica voluta, ricercata. Tutto sui toni del grigio, del fumé. Lo smog, i cieli pallidi, le nebbie. Territori violati, contaminati, profanati. Ma la terra risorge. Sfilano sulla passerella del Santo Spirito in Sassia i tubini avvolti da scialli-gilet. Boccioli che si schiudono alla vita, misteriosi coleotteri. Rosa, albicocca sfumato nel melone, verde malva. Metamorfosi, esercizi di stile con stampe digital su organze e chiffon. Si svelano le braccia per la prossima Primavera- Estate, anche nei tailleur. I pantaloni sono in duchesse o in jersey di seta. Abiti avvolgenti, scivolano sul corpo dispiegando architetture. Leggere, leggerissime, sofisticate nei plissé, nei tagli sbiechi, orizzontali, nelle trasparenze, nella magia delle volute. Grandeur e pesanteur per far riaffiorare la lievità dell’abito.

Quasi un ossimoro linguistico e simbolico. Come le borse gioiello che Gianni De Benedittis, designer del brand futuroRemoto, ha firmato per la collezione. Clutch e pochette in oro, in argento rifiniti con scultorei manici zoomorfi, con rami di corallo rosa pregiato accanto al new energy ring, un originalissimo anello in oro giallo, con un piccolo pannello solare circondato di rubini, in grado di alimentare una piccola lampadina di servizio.

La nuova collezione della maison Gattinoni gioca sui chiaro-scuri, sul buio e la notte, su nature profanate e aneliti libertari. Un film in bianco e nero. Un thriller. Abiti testimoni, abiti protagonisti. Guillermo Mariotto riscrive sui tessuti la nostra storia. Li contamina con le gocce di china, ridisegna un labirinto di rettangoli e geometrie luminescenti come specchi frantumati, oceani in dissoluzione.

Simboli della distruzione dell’eco-sistema, di terremoti mai dimenticati, di tsunami e disordini dell’anima. Eppure anche il nero ha una sua bellezza e opulenza. Il direttore creativo della maison Gattinoni elabora i suoi abiti partendo da immagini della memoria. Cappottini tagliati come conchiglie, camicie dal segno barocco e cortigiano, ampie maniche, forme arrotondate.

Pipistrelli, falene, animali notturni, le nostre passioni più segrete. Rotondità intriganti nella collezione Primavera-Estate 2011. “La circolarità e’ anticrisi – spiega – La forma curva rappresenta la pienezza, l’armonia. E’ dolcezza, femminilità. Desiderio profondo e inarrestabile.

Soprattutto luce”. Il bianco e i colori chiari dopo la notte e il buio invadono la collezione. Opachi, sfumati, diafani, trasparenti, vividi. Luce solida, intensa, decisa. La forza di un nuovo misticismo, di una nuova spiritualità. Tessuti double e duchesse doppie in seta per l’abito dalle pieghe severe che accompagnano il punto vita, con spalle importanti, ben definite. Invisibili corazze che ricordano gli angeli guerrieri di Raffaello o del Beato Angelico. Le camicie, spesso trasparenti, sono ottenute miscelando tessuti e pizzi macramè. Tagliati, divisi, lacerati. Patchwork ad alto tasso lavorativo.

Come la mise confezionata con oltre 1600 micro piegoline e oltre 3000 spilli. Sfilano i drappeggi nella Sala Lancisi. Sculture aerodinamiche, elicoidali. Futuribili. Ancora i colori della natura come fonte di ispirazione. Il giallo, il rosso, il blu Middleton, l’ocra. Tessuti dipinti a mano per le mise du soir .

Sfumature accese. Argento, rosa, corallo, giallo limone, lilla. Décolleté scoperti, braccia nude, stretti in vita, si dispiegano sul fondo. Tagliati al laser. Perfezione contemporary chic. Non amano il velo le spose Gattinoni. L’eccezione un prezioso pizzo sfumato e ambrato. E nell’anno della celebrazione dei Centocinquanta anni dell’Unità d’Italia la maison Gattinoni rende omaggio al Bel Paese con l’abito che inneggia al Tricolore, ai fasti risorgimentali, a querelle mai sopite sui valori unitari che le celebrazioni hanno risvegliato, stimolando il dibattito e il confronto.
Interrogativi ai quali nessuno, ancora, è riuscito a dare risposte.
Madame de Vinteul.

La fine dell’attesa….“Questa vitalità stessa del superfluo, che rifiorisce tanto vittoriosamente, insopprimibilmente, ed emozionatamente dalle rovine è un gran segno per fortuna nostra di italiani, di quanto sia vivo in noi il bisogno di grazia, di un accento di bellezza, bisogno intimamente civile di qualcosa che superi il fatto puro e semplice di esistere…”
Irene Brin.

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