Il debutto di Maria Grazia Chiuri (ex Valentino) alla guida della Maison più prestigiosa di Francia è un trionfo. Gli abiti di tulle ricamato sono capolavori di leggerezza e drappeggi mentre i capi sportivi non dimenticano messaggi forti e tagli sofisticati.
C’è voglia di rinnovamento, anche da Dior. I tempi cambiano e la sfilata al museo Rodin sceglie di parlare alle donne, a tutte le donne, con un vocabolario semplice e diretto. Non per questo, però, meno elegante e ligio alle regole della couture.
La sfilata chiude con una standing ovation e segna una svolta in rosa di cui si parlerà per molto tempo.
Maria Grazia Chiuri è stata vulcanica, in cinque settimane ha allestito uno show ricco di sogni e visioni, ha dato vita ad una collezione dinamica e dalle mille sfaccettature, come quelle del gentil sesso, ed è riuscita nell’impresa più difficile, recuperare la tela logata delle borse.
Le modelle sulle passerella incidono decise, sullo sfondo scorrono le immagini de «L’Innocente» di Visconti e sulle t-shirt strappano l’attenzione le scritte in inglese che incitano ad una maggiore consapevolezza.
«Dovremmo essere tutte femministe»; «Abbiamo vissuto per troppi anni delle battaglie delle nostre mamme», è orgogliosa Maria Grazia Chiuri di stare dalla parte delle donne e lo dice, lo scrive a chiare lettere.
Lo sport è protagonista ovunque, anche nelle giacche, rielaborazione della bar ma anche simile alle divise della scherma, come pure i pantaloni o perfettamente in figura nel nuovo tailleur.
Gli abiti di tulle ricamato con i segni Dior (i tarocchi, i cuori, le stelle) sono capolavori di delicati plissé o drappeggiate e vengono sdrammatizzati con la scritta «J’adior».
Tema dominante della linea è l’eleganza con tocchi di originalità, fra cui fantasie floreali e geometriche che attirano l’attenzione.
Palette pastello e tessuti delicati sono stati protagonisti indiscussi sulla passerella.
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