“Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides and Polyols” è questo il significato della dieta meglio conosciuta con l’acronimo Fodmap.

Un nuovo modo di alimentarsi pensato e studiato dai ricercatori Gibson e Sheperd della Monash University di Melbourne.

Alla base di quest’approccio l’ipotesi che alcune problematiche del sistema gastrointestinale siano causate da precise piccole molecole di determinati carboidrati che, una volta sottoposti alla digestione, fermenterebbero grazie ai batteri.

La dieta Fodmap opera per abbassare i contenuti di questi elementi evitando gli accumuli responsabili della presenza di liquidi e gas nell’intestino.

L’alimentazione prevede la riduzione del consumo di certi alimenti contenenti in quantità medio – alte oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili, carboidrati presenti nella maggior parte dei pasti quotidiani come la frutta.

Numerosi sono i cibi che devono essere evitati, perciò sono state realizzate delle tabelle apposite in modo da facilitare l’individuazione delle dosi massime consentite.

Per tutti quelli che soffrono di IBS, la sindrome dell’intestino irritabile, è possibile seguire la dieta Fodmap previo consulto medico.

Non è, infatti, un protocollo alimentare realizzato per qualsiasi persona, anzi è sconsigliato qualora non vi sia un reale bisogno da parte del soggetto. Un uso scorretto del programma nutrizionale studiato dai due ricercatori australiani può causare la carenza di certi elementi nell’organismo aggravando addirittura le problematiche.

La durata della dieta è molto breve, tra le 2 e le 6 settimane, al termine delle quali i cibi eliminati possono essere progressivamente reintegrati.

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