Alle sfilate di Milano non manca l’introspezione.
Per farlo il designer usa tessuti, materia e volumi che sembrano evolvere in contesti visivi senza limiti nè orizzonti.
Gli abiti interagiscono con il paesaggio stesso, come nelle opere di Richard Long: attraverso un linguaggio primitivo, fatto di segni e simboli.
Il bianco, il nero, le ombre kaki e il rosso intenso, che solo il calore dell’anima può creare, ispirano nuove visioni, fino a toccare l’essenziale.
La linearità lascia il posto a forme nuove, ma non lo cede totalmente. Le accompagna, con inconfondibile pulizia espressiva, attraverso maxi e micro volumi che enfatizzano silhouettes inedite.
Una donna eterea, mascolina, il cui tratto femminile è attributo intimo e personale, metafisico e inafferrabile.
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