Nessuna emancipazione femminile per il ritorno delle ascelle pelose in questo gennaio 2026: la nuova concezione estetica è il natural che piace sempre di più.
Dimentica le battaglie ideologiche degli anni Settanta. Dimentica i cartelli di protesta e i discorsi sui diritti. Se oggi alzi il braccio e mostri quella peluria ribelle, non lo stai facendo per dimostrare che sei libera: lo stai facendo perché sei estetica.
Nel 2026, il corpo non è più un manifesto politico, è una superficie tessile. Lo abbiamo visto sulle passerelle di Londra e nelle visioni iper-materiche di Balenciaga: l’ascella au naturel è il nuovo accessorio di nicchia, un dettaglio di rottura che serve a sporcare la perfezione troppo levigata dell’intelligenza artificiale che ci circonda.
Qui sei tu a decidere chi sei, qui sei tu a dettare le tue leggi personali sul tuo corpo indistruttibile e la peluria al di sotto dell’ascella diventa, anzi, si conferma una firma di appartenenza a un mondo femminile stanco di essere persino definito emancipato.
Perché le ascelle ribelli e pelose non sono emancipazione, ma una tendenza da seguire con piacere
Sentirsi vive, libere, per nulla costruite e anzi al contrario quanto più ribelli possibile è la caratteristica principale della nuova Gen Z, e questo lo abbiamo visto più volte io e tu insieme. Questo format non solo ha aiutato le generazioni più anziane ad abbandonare i propri stessi preconcetti, ma ha rappresentato un punto di svolta anche nei confronti di temi quali femminilità, vergogna, peluria.
Già in questi giorni avevamo visto il ritorno della striscia nella depilazione, quella squisitamente anni 90 che giocava con le strutture e le geometrie, reduce da questo anche le ascelle quest’anno subiscono una profonda trasformazione, o meglio, un concetto ‘intoccabile‘.
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Tu non vuoi essere uguale a un render. Ti guardi allo specchio e capisci che il velluto naturale della tua pelle ha una grana che nessun rasoio può replicare. Non è femminismo, è iper-realismo. È la voglia di sentire il corpo come un oggetto vivo, non editato. Quel ciuffo di peli che spunta da un abito couture in seta liquida non è un grido di libertà, ma un contrasto cromatico e materico. È l’attrito tra l’ordine del tessuto e l’imperfezione della biologia(permettimi di definirla così).
Le sfilate di questa stagione lo dicono chiaramente: il lusso oggi è la verità del dettaglio. Se scegli di non depilarti, non stai chiedendo permesso alla società e non stai sfidando il patriarcato (quello lo hanno già fatto milioni di donne e con infinito grazie). Stai semplicemente scegliendo una silhouette più ‘sporca’, più rock, più vicina a quella fisicità aumentata che tanto ci piace chiamare Poetcore.
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Diventa semplicemente una questione di personal styling, mia cara amica di Sfilate.it: non devi più costringerti, non devi più osannare una femminilità liscia, puoi essere donna col pelo, donna senza pelo, donna con pelo a metà. L’ascella pelosa è ad oggi una firma di te stessa, un format esclusivo dedicato solo a te perché devi essere tu a sentirti bella perché nessuno può imporre cosa sia la bruttezza o cosa sia la bellezza. E la forma più vera di personalità non è essere sintetica come le pellicce, ma vera e fluente come il tuo pelo sa essere. Sii te stessa, sii pelosa, va bene lo stesso.





