Dal trionfo del nuovo bianco all’allure scultorea di borse e scarpe: ecco cosa sta accadendo nelle ultime passerelle delle Fashion Week.
Mentre le luci si accendono sulle passerelle internazionali, una nuova consapevolezza sembra farsi strada tra le fila degli addetti ai lavori: la moda del 2026 non vuole più urlare. Se le stagioni scorse sono state dominate da un massimalismo spesso caotico e da loghi onnipresenti, oggi le sfilate di Milano e Parigi ci raccontano una storia diversa. È un ritorno all’ordine, ma non alla noia. È un’estetica che celebra la purezza delle forme e che trova nel bianco assoluto il suo manifesto di rottura, trasformando la semplicità nel nuovo, vero parametro del lusso.
Dalle visioni eteree di Alberta Ferretti alla pulizia scultorea di Sportmax, il bianco non è più solo un “non-colore” estivo, ma una scelta architettonica. Lo vediamo nei gilet lunghi che sostituiscono i blazer e negli abiti che scivolano sul corpo come seta liquida. Questa ricerca di essenzialità sta cambiando radicalmente il nostro modo di percepire l’eleganza: non più un accumulo di dettagli, ma una sottrazione ragionata che mette al centro chi indossa l’abito, e non viceversa.
Il trionfo del “White Canvas”: la purezza come dichiarazione d’intenti
Visualizza questo post su Instagram
Il bianco è il grande protagonista di questi giorni di sfilate, ma dimentica la sua declinazione romantica e scontata. Brand come Jil Sander e Max Mara lo hanno reinterpretato attraverso texture che spaziano dal panno di lana ultra-leggero all’organza tecnica. Si parla di un bianco “ottico“, quasi clinico nella sua perfezione, che serve a sottolineare tagli sartoriali impeccabili. È una tendenza che invita a resettare il guardaroba, eliminando il superfluo per concentrarsi sulla qualità del tessuto.
Visualizza questo post su Instagram
Anche Valentino, nella sua nuova era, ha esplorato questa nuance per enfatizzare silhouette che guardano al passato ma con una tecnologia tessile proiettata nel futuro. Indossare il bianco dalla testa ai piedi nel 2026 significa comunicare una forma di distacco sofisticato: è la divisa di chi non ha bisogno di artifici per farsi notare. È una luce che illumina il viso e pulisce lo sguardo, ponendosi come l’antitesi perfetta al rumore visivo dell’ultimo decennio.
Accessori minimali: quando il dettaglio diventa scultura
Visualizza questo post su Instagram
Se gli abiti si semplificano, gli accessori seguono la stessa scia, abbandonando le decorazioni ridondanti per diventare veri e propri oggetti di design. Le passerelle di Bottega Veneta e Loewe hanno confermato che la borsa del momento è la “Hobo scultorea”: linee pulite, pelle nuda di altissima qualità e una totale assenza di hardware vistosi. La borsa smette di essere un contenitore decorato per diventare una forma pura che accompagna il movimento del braccio.
Visualizza questo post su Instagram
Ma la vera rivoluzione silenziosa avviene nei gioielli. Addio ai bijoux barocchi; oggi il cult è l’accessorio minimalista ma di carattere. Parliamo dei bracciali tennis riletti in chiave moderna o delle collane tubogas viste da Tod’s, che cingono il collo con una precisione quasi industriale. Anche le calzature si adeguano: le slingback a punta di Prada, essenziali e prive di inutili fronzoli, diventano il punto esclamativo di un look che fa della sottrazione la sua forza, così come gli scarponi unisex in pelle délavé che ricoprono il piede con la semplice funziona di carezzarlo e custodirlo contro il gelido inverno.
In questo 2026, l’accessorio non deve più “completare” l’outfit, ma deve esistervi in simbiosi, come se fosse stato fuso insieme al tessuto.





