Il problema dei profumi di nicchia, oggi, è che non sono più di nicchia. Byredo è ovunque. Le Labo lo trovi in ogni hotel boutique del mondo. Diptyque è diventato il nuovo regalo di Natale standard per chi vuole sembrare raffinato senza esserlo necessariamente. Quello che un tempo era un territorio riservato a pochi è diventato un altro mercato, con le sue hit, le sue classifiche e i suoi testimonial. Quindi la domanda cambia: dove si nascondono, adesso, i profumi che nessuno riconosce? Eccone cinque.
Nasomatto Baraonda — quando il whisky diventa pelle
Alessandro Gualtieri non dichiara mai le note delle sue fragranze. È una scelta precisa, non una trovata di marketing: vuole che chi annusa non abbia pregiudizi, che si lasci guidare solo dalla percezione. Con Baraonda il risultato è qualcosa che odora di whisky invecchiato in botte, rosa e legni fumosi, in una sequenza che impiega quasi un quarto d’ora a stabilizzarsi sulla pelle e poi resta per ore, cambiando continuamente.

La community di appassionati parla di cognac, caramello scuro, tabacco, ambra. Non è un profumo immediato: c’è chi ci ha impiegato quasi un anno ad amarlo davvero. Ma è esattamente quel tipo di fragranza che le persone intorno a te non riescono a identificare e non smettono di cercare. Unisex, nato nel 2016, ancora oggi tra le creazioni più sottovalutate della linea Nasomatto.
Maison Crivelli Safran Secret — zafferano in una stanza buia
Thibaud Crivelli ha fondato la sua maison nel 2018 con un’idea chiara: ogni profumo deve raccontare un incontro sensoriale preciso, non un’emozione vaga. Safran Secret, uscito nel 2025 e già considerato uno dei più interessanti dell’anno, nasce da un campo di zafferano avvolto dalla nebbia. Il risultato non è il solito zafferano speziato e quasi medicinale che si trova in molte composizioni orientali. Qui lo zafferano è caldo, silenzioso, fuso con legni chiari che lo tengono a galla invece di soffocarlo.
La concentrazione è da extrait, quindi la scia è importante e la tenuta eccezionale. È uno di quei profumi che si percepisce ancora sulla giacca il giorno dopo, in modo discreto ma inconfondibile. Il naso dietro la creazione è Gaël Montero, uno dei profumieri più interessanti della scena francese contemporanea.
Simone Andreoli Criminal Lipstick — la femminilità come dichiarazione
Il nome potrebbe sembrare una provocazione, ma è una descrizione fedele. Criminal Lipstick è esattamente quello che evoca: la sensazione di un rossetto rosso, tradotta in profumo. Ciliegia e lampone in apertura, poi rosa e spezie nel cuore, poi vaniglia e legni caldi in chiusura. Una costruzione che in mani meno esperte diventerebbe un gourmand dolciastro e prevedibile. Simone Andreoli, che firma personalmente la fragranza, riesce invece a mantenerla su una linea sottile tra seduzione e controllo.
È un profumo che richiede carattere per essere indossato, nel senso migliore. Non sussurra. È uscito nel 2025 ed è già diventato un riferimento nella community dei collezionisti di fragranze femminili italiane.
Orto Parisi Megamare — il mare che nessuno ha mai visto
Orto Parisi è l’alter ego più selvatico di Gualtieri, quella linea in cui tutto odora di terra, di radici, di qualcosa di primordiale. Megamare è l’eccezione acquatica: un marino che non ha nulla dei profumi “freschi da doccia” che hanno colonizzato gli anni Novanta. Qui l’acqua è profonda, salata, quasi buia. Accordi marini, alghe, hedione, muschio, ambra grigia. Una fragranza che non odora di vacanza ma di oceano vero, di qualcosa che fa un po’ paura.
La scia è straordinaria, il sillage tra i più intensi in circolazione per una fragranza acquatica. Chi lo indossa non passa inosservato, e chi lo annusa non riesce a collocarlo. Nessuno pensa subito a un marino: sembra qualcosa di più complesso, più antico.
Matière Première Vanilla Powder — la vaniglia per chi odia la vaniglia
Matière Première è un brand francese che lavora su un’idea semplice e radicale: prendere una singola materia prima e portarla al limite di quello che può fare. Vanilla Powder è il loro esperimento sulla vaniglia nera, affiancata al Palo Santo e alla polvere di cocco. Il risultato è una vaniglia che non è mai dolce nel senso rassicurante del termine. È opulenta, quasi sacra, con quel retrogusto leggermente fumoso del legno bianco che rompe qualunque rischio di stucchevolezza.
È il tipo di fragranza che convince anche chi dice di non amare i gourmand, perché non è un gourmand. È qualcosa di più vicino a un’esperienza sensoriale complessa, costruita intorno a un ingrediente che quasi tutti conoscono ma che qui viene usato in modo completamente diverso. Minimalista nel flacone, tutt’altro che minimalista sulla pelle.
Nessuno di questi cinque profumi lo trovi al duty free. Quasi nessuno lo riconosci per strada. Ed è esattamente il punto.





