Il mondo non vuole più vivere a colori e anche le passerelle di moda ce lo stanno confermando (purtroppo)

Il mondo cambia, la società cambia, questo ce lo ripetono ogni giorno, eppure non c’è solo cambiamento ma anche perdita: i colori stanno sparendo e anche le sfilate di moda ce lo stanno ampiamente confermando. 

I tempi cambiano, le ere non sono mai uguali, questo ce lo sentiamo ripetere quasi ogni giorno e soprattutto ovunque, sia sui social che in televisione: e se da una parte dobbiamo adeguarci a questo cambiamento, dall’altra stiamo assistendo a una vera trasformazione che a seconda dei punti di vista può risultare interessante e produttiva, o al contrario triste e priva di vita. Prendi ad esempio le ultime collezioni moda viste recentemente insieme: forme audaci, corpo femminile che diventa il protagonista per eccellenza e quasi totalitario di ogni look, eppure abbiamo visto anche una fortissima mancanza. Il colore.

Perché la moda non sta più usando i colori: le ultime passerelle mostrano un mondo in bianco e nero

Non tutte le collezioni moda ovviamente, non tutte le passerelle e non tutti i colori assenti, qui bisogna specificarlo. Ma sono tantissime le creazioni dei vari stilisti mondiali che ci stanno facendo scoprire un nuovo modo di vedere l’assenza di colore che diventa a sua volta in qualche modo quasi una nuova nuance di riferimento. La scelta della profondità e dell’intensità dei blu, dei neri, dei bordeaux o dei beige, che se un tempo erano accesi e molto pastello ad oggi hanno perso quest’aria un po’ romantica e/o ingenua se così possiamo definirla.

 

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Il confronto tuttavia va fatto per comprendere meglio: basta pensare alle sfilate Versace degli anni 80 e 90, a quelle Gucci, Prada e Yves Saint Laurent in cui l’uso del colore era così rotondo e dinamico da assorbire i nostri sguardi dalla prima all’ultima proposta moda. Ma basta non andare così lontano prendendo in riferimento l’arredamento più tipico anni 70 e 80. Qui i divani erano variopinti, le poltrone chiare e candide, i mobili non avevano paura di essere smaltati di rosa, di azzurro, di bianco neve, di giallo ocra. Ma allora cosa sta accadendo?

Perché i colori sono sempre meno presenti nella moda

Il mondo da svariati anni sta vivendo quello che io definisco purtroppo un fortissimo stato depressivo: siamo tristi, svuotati, esasperati, rabbiosi e anche quando ridiamo di gusto durante una pizza con gli amici, tornando poi a casa risentiamo questo senso di angoscia che può d’impatto sembrare evanescente, ma in realtà più presente e vivo che mai. Se la vita ti dà dei limoni tu fai una limonata dice il famoso detto e questo la moda lo ha perfettamente compreso. Dai alle passerelle questa tristezza e loro sapranno crearti un nuovo modo di concepire lo stile. Ecco quindi che i colori sono sempre meno presenti, il nero domina la scena e lo abbiamo visto già con Schiaparelli che ha prediletto di gran lunga questa nuance basic giocando con le trasparenze.

 

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O ancora Ermanno Scervino (che avevamo già visto insieme qualche giorno fa) che ha prediletto quasi esclusivamente la chiave del bianco nella sua totalità, ‘dimenticandosi‘ delle altre nuances. Ma continuando, Saint Laurent non si è preoccupato di dare risalto al colore se non a qualche sfumatura bordeaux o verde bosco, enfatizzando invece le silhouette con il classico b&n o al massimo antracite scurissimo. La moda si è adeguata a ciò che stiamo vivendo e il mondo non riesce più a riapprezzare la bellezza del colore. Anche se c’è un però.

Le voci ‘fuori dal coro’: chi ha puntato tutto sul colore

 

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Anche se non del tutto o in modo prorompente, qualcuno ha ugualmente deciso di non spegnerli questi colori, vedi ad esempio l’ultima collezione Prada, in cui le sfumature acide e ghiaccio si aggrappano persino ad accezioni neon soprattutto sugli accessori. Giorgio Armani invece ci ha fatto riscoprire l’eleganza del blu(che tra l’altro è il colore rivelazione di gennaio 2026) sia chiaro sia notte, con varianti glitter e gioiello davvero chic. Insomma, anche i colori stanno cambiando e questo non può essere discusso. Rimane tuttavia aperto il dubbio: in un modo già difficile, non sarebbe meglio aggiungere qualche pennellata fresca di allegria?

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