A Sanremo sta succedendo qualcosa che non si vedeva da anni: è la rivoluzione di tutta la moda italiana

Sanremo 2026 segna il ritorno del minimalismo: sul palco dell’Ariston le artiste dicono addio all’eccesso per abbracciare linee sinuose e lunghezze midi, è l’era della rivoluzione!

Dimentica le piume chilometriche, le impalcature rigide e quegli abiti/scultura così duri da rendere difficile persino una rampa di scale. Sul palco dell’Ariston, quest’anno, si sta respirando un vento nuovo che profuma di pulizia, rigore e un’eleganza che credevamo perduta. Quella a cui stiamo assistendo non è una semplice sfilata di canzoni, ma una vera e propria inversione di rotta per l’intera moda italiana: le protagoniste del Festival, con una coerenza quasi sorprendente, hanno deciso di spogliare il proprio stile da ogni inutile esasperazione.

La parola d’ordine è diventata sottrazione: il dettaglio prezioso c’è, ma non urla più, è incastonato in linee morbide che assecondano il corpo senza costringerlo, in silhouette allungate che sfiorano il pavimento o si fermano a un’elegantissima lunghezza midi. È il trionfo di una sinuosità sussurrata, dove la qualità del taglio e la purezza della forma tornano a essere le vere stars della serata. Questa scelta collettiva sta riscrivendo le regole del gioco: il lusso non è più sinonimo di chiasso visivo, ma di una calma apparente che comunica molta più forza di qualsiasi effetto speciale.

Arisa e Serena Brancale: il bianco vivo privo di fronzoli

Se c’è un colore che ha saputo incarnare perfettamente questa rivoluzione silenziosa, è il bianco. Arisa ha letteralmente illuminato la scena con una creazione firmata Des Phemmes, un abito che è una vera lezione di equilibrio: la linea è pulitissima, un tubino lungo e fluido che scivola sul corpo assecondando la figura senza costringerla. Il dettaglio che lo rende ipnotico è la tempesta di gocce di cristallo applicate a mano che ricopre l’intera silhouette. È l’essenza del minimalismo prezioso di cui parlavo prima: la struttura resta protagonista, mentre il ricamo serve a sottolineare la verticalità e la sinuosità del taglio, trasformando la luce in materia viva.

 

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Dall’altra parte, Serena Brancale ha scelto la purezza architettonica di Stella McCartney, optando per un abito dal taglio ancora più morbido e scivolato. Caratterizzato da uno scollo all’americana che lascia le spalle completamente scoperte, il vestito si distingue per una svasatura delicata e naturale sul finale che accompagna il movimento sul palco con estrema grazia. In entrambi i casi, siamo lontani anni luce dall’eccesso fine a se stesso: Arisa e Serena hanno dimostrato che la mancanza di fronzoli non è una rinuncia, ma una raffinata dichiarazione di forza.

 

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Il bianco, in queste vesti così essenziali, sposta l’attenzione dalla maschera alla persona, celebrando una femminilità consapevole e scultorea, ma soprattutto una rinascita per entrambe, che in modo diverso meritano di stare fisse sul palco dell’Ariston.

Ditonellapiaga e Levante: l’eccesso ‘misurato’ da una parte, la purezza dall’altra

Il cambio di passo di questa rivoluzione stilistica trova la sua massima espressione nel confronto tra due delle artiste più carismatiche del Festival. Levante, che nel 2026 decide di riscrivere completamente la sua narrazione estetica, appare lontana anni luce dalle strutture rigide e dai platform vertiginosi che avevano caratterizzato la sua partecipazione nel 2023. Oggi la sua è una scelta di purezza assoluta, quasi un ritorno alle radici della bellezza mediterranea e siciliana. Il suo abito parla un linguaggio di pulizia sartoriale estrema: non c’è bisogno di aggiungere nulla perché è il taglio stesso, asciutto e fiero, a raccontare la sua evoluzione.

 

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È un’eleganza che non urla, ma che si impone per sottrazione, celebrando una femminilità autentica che non cerca più lo scudo della sovrastruttura. Il bianco perla della prima puntata e l’acquamarina della seconda riflettono un nuovo modo di percepirsi, sposando un linguaggio comunicativo molto carismatico. Unico elemento ‘in più’ che non guasta? Questa trama brillantinata fitta ma delicata.

In questo scenario di rigore, Ditonellapiaga è riuscita nell’impresa di essere una delle poche a osare, ma lo ha fatto con un’intelligenza rara. Il suo “eccesso” non è mai fuori controllo, bensì misurato e mirato. Laddove altre in passato avrebbero puntato su volumi teatrali, lei ha scelto dettagli audaci ma inseriti in un contesto di design furbo e contemporaneo. È un gioco di equilibri dove l’originalità serve a esaltare la figura senza mai soffocarla.

 

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La sua è una provocazione gentile, un modo per dimostrare che si può essere dirompenti anche rispettando quella nuova sinuosità e quella ricerca di linee allungate che stanno definendo il nuovo canone della moda italiana sul palco dell’Ariston.

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