Da sempre la maschera è un oggetto ricco di fascino e di mistero, un accessorio che cela l’identità coprendola di ricercata bellezza.

A Venezia il fascino del mero travestimento si innalza ad altri significati.

Tradizione innanzi tutto, ma anche arte, che si esprime in manifatture colme di dettagli, in opere piene di suggestioni antiche che si preservano di generazione in generazione.

La maschera veneziana è un culto, un’idea e un valore, ancora prima di tramutarsi concretamente in un vero pezzo d’arte.

Oggi, rivisitazioni delle antiche maschere regalano alla tradizione una nuova luce e ispirazioni lussuose, esaltando l’anima di opulenta trasgressione del carnevale di Venezia.

Le maschere così ripensate sono esemplari di finissimo artigianato. Completamente fatte a mano, frutto d’amore e dedizione, sono l’espressione di una ricerca estetica e concettuale continua.

Laccate di colori preziosi, come l’oro e l’argento, sono poi ricoperte di pizzi e di perle per farne celebrazione di bellezza.

Incrostate di gemme, di pietre sfavillanti, di piume dai meravigliosi colori dell’immaginazione, sembrano tesori rubati al mare. Ispirate ai colori delle stagioni, ricoperte di delicati fiori di stoffa o impreziosite da ricami, le maschere diventano allegorie vedei sentimenti umani, esaltazione di un gusto che altrimenti si sarebbe perso nel tempo.

Le maschere della splendida Venezia, disegnate da Sinem Aygan , rivestite di scintillante lusso, nascono per essere indossate.

Possono essere l’accessorio adatto a rendere speciale un costume, o anche il pezzo unico di un travestimento raffinato per una festa. Ogni occasione potrebbe essere quella giusta per provare il piacere di un oggetto d’arte, carico del fascino trasgressivo del carnevale più famoso al mondo.

La ricchezza di particolari e la tecnica sapiente che viene impiegata nel fabbricarle, che permette di utilizzare i materiali più preziosi per creare forme irripetibili nella loro bellezza, fanno delle maschere veneziane non più uno strumento di ricerca dell’anonimato, ma un gioco di vera e propria costruzione di nuove identità.

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