Ma questa è solo una delle notizie che arrivano da Firenze. Secondo il preconsuntivo elaborato dal Centro studi di Smi, la federazione del sistema tessile e moda italiano, la moda maschile italiana si avvia ad archiviare il 2011 con un incremento del fatturato del 3,4% a 8,4 miliardi di euro.
Dati che lasciano spazio ad un certo ottimismo, specialmente se si confrontano con quelli dei due anni precedenti: -0,5% nel 2010 e -11,2% nel 2009. Ma in questo contesto c’è anche un dato negativo ed è quello della produzione italiana che, sempre secondo il Centro studi Smi, registra un “gravoso deterioramento, che dovrebbe portare a una flessione dell’8,9%”.
A Pitti Uomo si parla già del prossimo inverno – ci sono 1060 marchi internazionali. A prendere in esame le collezioni, invece, sono 23 mila i buyer provenienti da tutto il mondo. Se il primo giorno molti espositori hanno lamentato un’affluenza scarsa, ieri la pertecipazione è decisamente cambiate. Nel padiglione centrale, dedicato alla moda formale, e al piano superiore, dove ha sede il “Classico Italiano”, totalmente made in Italy era strapieno di buyer orientali. Che il vento stia cambiando?
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