Marco De Vincenzo coinvolge in una sfilata dal sapore “classico”, dove le forme degli abiti seguono linee nette, dritte e definite. si sottolinea il corpo, con effetti sfumati dell’aerografo ispirati al decoro delle facciate, per un tocco di plasticità e grafismo.
Classiche camicie maschili in popeline, pencil e pleated skirt con inserti in pelle, pipe trouser in panno, redingote foderate di pelliccia, over coat dalle spalle sartoriali perfette.
Il georgette plissé ha preso vita con leggerezze aeree e una originale stampa su fondo nero rubata ai marmi “pavonazzetto” nelle tessiture dei mosaici.
Il nero è stato cesellato da pennellate oro e argento per capi realizzati in pelliccia di phami ad effetto macro-moiré.
La pelle ha rubato le geometrie dei portoni romani, incontrando il panno di cachemire con decori di borchie gommate. i profili in contrasto segnano i cappotti di panno o matelassè.
La sintesi cromatica si è concentrata su colori basic: il nero, il latte, il caramel, il brown e il vinaccia. tornano agli occhi i marmi pregiati di epoca repubblicana come il “bianco” assoluto, e quelli augustei del “rosso antico” e il “cipollino”.
Il decorativismo e la continua ricerca di sperimentazioni, ha incontrato la sua quotidiana osservazione di ciò che lo circonda. la cifra del designer italiano è chiara ed essenziale, alle origini del suo stile.
“Agli occhi arriva la luce di roma e l’architettura sovrapposta, scolpita.
e poi mi trovo a disegnare, e penso ad una donna sensibile al tatto ed al colore, ai materiali, le forme; al vivere il suo mondo sofisticato internazionale, usando solo pochi accenti. puri, della tradizione sartoriale italiana”. dice lo stilista.
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