Un’emozione. Una sensazione forte. Un’immagine che racconta storie, si impadronisce di lembi di memoria, disegna un’estetica dai precisi valori etici. Al dinamismo di chi si proietta nel futuro aggiunge quel sentimento estremo e coinvolgente che è il romanticismo. La passione che guida i pensieri e la vita.
Così una vaga aria di rivoluzione libera l’uomo di Giorgio Armani dal sospetto di quel processo di mercificazione che ha travolto la moda, costruendo un sorprendente effetto di “futurista romantico”. Dove il rigore di un gusto militare, dalla linea asciutta e accostata al corpo, è contraddetto da dettagli romantici come il basco, gli occhiali da vista, il tocco delle ghette di montone. Un oggetto di garbo ispirato da una magnifica fotografia di Paul Poiret in robusto maglione, giacca attillata e un accenno di ghette che occhieggiano tra il pantalone e la scarpa.
L’enfasi sulla tecnicità dell’abbigliamento, di derivazione sportswear, lascia il posto a forme rigorose e a un’interpretazione calda dei tessuti, bene espressa dai disegni drapperia utilizzati per i pantaloni. O dal mondo del jersey declinato nei pantaloni, nella camicia, nella giacca dal colletto naturale.
Dall’ibridazione del gusto – caldo/morbido, elegante/militare, attillato/funzionale – nascono bomber asciutti di montone tagliato a vivo e stampati a micromotivi Armani, e nitidi cappotti di pelle doppiati di neoprene. Ma anche il denim rifinito da bande e profili di velluto per suggerire un’eleganza noncurante. Fino alla giacca e ai pantaloni interamente di velluto, tessuto amato da Giorgio Armani per la sua eleganza e la capacità di catturare la luce.
Scarpe solide e sportive, di impronta militareggiante, fino alle stringate hand made di spazzolato e scamosciato.
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