“Sono una persona camaleontica, policroma e curiosa. Spazio da un campo all’altro senza difficoltà, anzi, cambiare spesso mi crea stimoli sempre nuovi ed ho energie a sufficienza”. Così comincia la lunga chiacchierata tra la bella Andrea Belfiore e noi di SFILATE.it.

 Andrea Belfiore

Nata a Perugia, alta uno metro e settantadue, bionda, occhi castani è stata anche modella e fotomodella. Ha studiato danza classica e moderna. Ed è arrivata al grande pubblico come interprete in alcuni film dai primi anni ’80 e in varie produzioni televisive.

Nell’arco della sua carriera si è distinta in molti campi artistici, dal cinema alla televisione, dalla pubblicità al lavoro di giornalista e pr. Iniziamo cronologicamente con il cinema…

Quando ha capito che poteva essere la sua strada e quali film hanno più segnato la sua “formazione”?
“Veramente ho iniziato con il teatro, il Petruzzelli di Bari. Ero poco più di una bambina, ma la considero un’esperienza fondamentale per la mia formazione professionale. Successivamente il mio amore per Roma mi ha portata qui e dopo una serie di concorsi di bellezza, che mi hanno dato una certa notorietà, il cinema mi ha cercata. Non ho ancora trovato una collocazione ideale, anche perché non ho ancora trovato il mio mentore. Ho puntato, e con maggior successo, sulla carriera di fotomodella”.

“Patrick vive ancora” è il suo primo film. Come approdò in quella produzione?
“Ho sempre preso la carriera cinematografica come un gioco, anche per “Patric” è andata così. mi hanno chiamata e scritturata senza problemi, nonostante fossi alla prima esperienza, perché dicevano che fossi portata, un talento naturale”.
Solitamente quando si girano “horror” ci sono sempre aneddoti da raccontare… Ne ha qualcuno per noi?
“C’è stato un episodio simpatico durante le riprese. Eravamo alla “De Paolis” ed il regista mi chiede di fare un urlo lancinante. Beh, mi è venuto talmente bene che negli studi attigui hanno interrotto le riprese e sono corsi nel nostro: credevano fosse successa una disgrazia sul serio!!!!”.

Come si è trovata con il resto del cast?
“Benissimo, personalmente riesco sempre a creare un clima piacevole per me e per gli altri”.

“Grand Hotel Excelsior” di Castellano e Pipolo, fu un grosso successo di pubblico grazie ad un cast di stelle della comicità come Verdone, Montesano, Abatantuono e Celentano. Quale fu il suo ruolo?
“Interpretavo il ruolo di una giornalista. nelle previsioni era un ruolo importante, ma, come spesso accade, in fase di montaggio il regista decide di ampliare alcune scene a scapito di altre ed il mio ruolo si è via via assottigliato. Peccato perché è stata unanimemente giudicata una buona interpretazione, da chi ha potuto vederla, almeno”.

Ha ricevuto consigli da questi grandi attori?
“Mai, devi guadagnarti spazio con le unghie e con i denti, nessuno sconto. Forse é anche giusto così”.
“Hercules 2” diretto da Luigi Cozzi fu un tentativo di rispolverare il genere “peplum” con protagonista Lou Ferrigno.

Che tipo era “Mr.Hulk”?
“Muscoli e cervello, sul tipo di Schwarzenegger”.

Cozzi racconta spesso che l’atmosfera durante la lavorazione del film fu molto rilassata, nonostante la presenza di tante star. Quali sono i suoi ricordi?
“Molto vaghi e sfumati. Ricordo però, con piacere, che ero la più piccola del gruppo, e per questo ero molto coccolata…”.
Arriviamo al grande Alberto Sordi e alla sua partecipazione ne “Il Tassinaro”….
“Sordi, all’inizio, non mi voleva: cercava una donna più grande. Mentre discutevamo fu colpito da una mia frase: “invecchiare è facile, basta un bravo truccatore; impossibile è ringiovanire”. si convinse e mi prese”.

I rotocalchi rosa vi fotografavano spesso insieme. E’davvero un gran seduttore, l’Albertone nazionale?
“Penso sia il marito ideale. Forse per questo non si è mai sposato”.

Come è stata la sua esperienza in “Voglia di naja” di Sergio Corbucci, “Le Comiche” di Neri Parenti e “Nel continente nero” di Marco Risi…
“In “Voglia di naja” ricordo che ci siamo ritrovati alle sei del mattino in una caserma, dove avevamo allestito il reparto costumi. Io, dimenticando dove eravamo, uscii nel piazzale con un pantaloncino cortissimo, maglietta attillata e mitra in spalla. In quel mentre passava un plotone in marcia. Beh, dopo essermi passati vicino avevano un aspetto molto meno marziale… In “Le comiche” dopo la mia interpretazione di uno spogliarello, ricevetti l’applauso da parte di tutta la troupe, evento rarissimo: credevano che fossi una professionista; in realtà è stata la mia prima ed unica esperienza del genere. Del film con Risi ho un ricordo indelebile: è stata la mia prima volta in Kenia, un paese affascinante e misterioso. In quel momento ho capito cos’è il mal d’Africa”.
“Io not spik inglish” di Vanzina ha un ruolo più “sostanzioso” e ancora impegnata in una commedia e ancora con un altro mostro sacro della comicità come Paolo Villaggio.
Si dice che sia un tipo molto serio e riservato fuori dal set….
“Serio, riservato, ma molto disponibile. E di una umanità insospettabile”.

Negli anni si quindi specializzata nelle commedie. C’e’ un genere che sente “più suo” e nel quale non ha ancora avuto modo di recitare?
“Ho sempre fatto commedie perché mi hanno proposto soltanto quelle. Anche perché mi hanno sempre identificata come la “bonazza” di turno. Mi piacerebbe interpretare un ruolo drammatico”.

Chiudiamo l’esperienza cinematografica con “Hammamet Village” di Nini Grassia…
“No comment. Del resto se dopo questa esperienza ho aspettato un bel po’ prima di riaffacciarmi nel cinema ci sarà pure una ragione”.

Nel suo curriculum leggiamo di moltissime apparizioni televisive in show fortunati come “Premiatissima”, “Odiens”, “Fantastico” e “Sanremo”… Quali ricorda con maggiore soddisfazione?
“Certamente “Odiens” per merito di Lorella Cuccarini, persona dolcissima e disponibile. Non a caso è ancora la più amata dagli italiani…”.

C’e’ invece qualcosa che non rifarebbe?
“Rifarei esattamente tutto nella stessa, identica maniera. L’unico rimpianto è, forse, avere rifiutato proposte che si sono rivelate grandi trampolini di lancio per altri. Del resto amo troppo viaggiare e, a volte, giudico la proposta interessante o meno, anche in funzione del luogo dove verrà girato il film”.

“Tango blu” di Alberto Bevilacqua fu un altro film importante…
“E’ vero, fu un film importante, ed avevo il ruolo da protagonista. una bella esperienza, anche se durante la lavorazione sono cambiate le regole del gioco, e questo non mi é piaciuto molto”.

Anche in questo caso, il cast era davvero nutrito….
“Ricordo con grande affetto Franco Franchi e Dapporto, due grandissimi attori, purtroppo spesso sfruttati in maniera impropria, soltanto per la propria maschera, un po’ come Totò. Ricordo anche che Dapporto mi disse che avevo la vitalità della grande soubrette, caratteristica che ho sfruttato in seguito come presentatrice”.

Ha anche inciso due dischi, segno della tua grande versatilità artistica. Come si sei trovata nelle vesti di cantante?
“Benissimo, un’esperienza affascinante. Ho tanti amici tra le rockstar internazionali”.

Parliamo della sua vita privata: cosa ama fare quando è libera dai tuoi mille impegni?
“Adoro giocare a golf, ovunque mi trovi cerco sempre di trovare un po’ di spazio per praticarlo”.

Quale è il suo rapporto con il nudo?
“Ho frequentato per molto tempo villaggi naturisti, all’estero, dove si vive questa esperienza senza falsi pudori; non è raro trovarsi a contatto con intere famiglie di naturisti: è il modo migliore per insegnare ai bambini a non vergognarsi del proprio corpo”.

Come nacque la collaborazione con quotidiani come “Il Tempo” e “La Stampa”?
“Dicono che ho una grande fantasia, quindi non ho necessità di “occupare” spazi, ma li invento; le mie proposte sono state accolte con entusiasmo e mi hanno affidato rubriche create ad hoc. Ho un modo di scrivere essenziale ed immediato, che piace; inoltre non ho l’aspetto della giornalista canonica e questo mi aiuta a mettere l’intervistato a proprio agio”.

Che sensazione ha provato ad alternare il ruolo di intervistata a quello di intervistatrice?
“L’importante è essere sempre e comunque protagonista!!! Scherzi a parte l’intervistato è sempre un personaggio, e riceve gratificazione dal fatto che qualcuno voglia intervistarlo, ma è un soggetto passivo; è l’intervistatore intelligente che conduce il gioco, e determina l’esito dell’intervista. Quindi stai bene attento: se l’intervista non riesce è solo per colpa tua, in caso contrario è merito nostro…”.

Siamo arrivati alla fine di questa piacevole chiacchierata. Vuole mandare un saluto ai lettori di SFILATE.it?
“Per salutarvi cito una massima che mi ha accompagnato nel corso della mia vita: “Non ti è mai dato un sogno senza la possibilità di realizzarlo”. Io ho realizzato buona parte dei miei, vi auguro di realizzare i vostri”.

Un grazie di cuore ad Andrea Belfiore per la sua gentilezza e disponibilità.

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