Body Art come linguaggio del corpo, incontro tra la performance e il gesto: un riferimento che accende la creatività, una scintilla che, trovato il suo percorso, cambia natura. Diventa colore, linea, forma. Abito.
Un abito Armani che ha la forza del taglio e della costruzione, essenziale nel suo rigore e al tempo stesso, per quel particolare equilibrio che nasce dal bilanciamento dei contrasti, è esuberante, espansivo, sontuoso. Tra colori e rimandi, corposità dei tessuti (raso, taffettà, seta con stecche ricoperte da chiffon doppio che sostengono la struttura) ed eleganza della broderie.
E’ questa calcolatissima miscela, dove l’abito è stato decodificato e ricomposto senza languori e svolazzi, a ricordare una specie di eccentrica purezza che arriva direttamente dal Bauhaus. Con il suo aspetto pulito, la scansione geometrica della gonna che crea movimento e sottolinea la tridimensionalità del corpo, le spalle leggermente mosse oppure, per il gusto di shape definite, tagliate seccamente oblique. Per sottolineare la compattezza di forme sempre brevi, completate a volte da pantaloncini sotto la svelta tunica.
Tutto è corto e si arresta sempre sopra il ginocchio, anche l’abito da sera che non ha mai dato una tale impressione di leggerezza e geometrica modernità, accentuata dalle scarpe basse. Giacche lineari dai bordi impunturati giocano sui grafismi, mescolando sofisticate sfumature neutre, grigio, blu, verde, un inedito color iris, un rosso a basso voltaggio.
Ma è nelle forme mutanti che si esprime la ricerca del nuovo, con tutine che sembrano abiti a portafoglio, modelli sorretti da bretelle-copriseno, pantaloni corti che l’arricciatura rende simili a gonne, camicie a tre strati a motivi scacchiera, con una sola spalla.
 

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