Uno e’ schivo, silenzioso e con la passione per il business del lusso. L’altro e’ egocentrico, volitivo e con la sfida nelle vene. In comune hanno la passione per l’arte, per la barca a vela,  per la creativita’.

Il primo si chiama Bernard Arnault e’ proprietario e presidente del gruppo Louis Vuitton, il secondo e’ Frank O’Gehry, firma internazionale dell’architettura.

Insieme hanno realizzato un progetto:  la Fondation Luois Vuitton a Parigi, il nuovo centro per l’arte contemporanea che aprira’ al pubblico il 27  ottobre.

La Fondation si trova al Bois de Bologne, in un’area a lungo inutilizzata di proprieta’ del  gruppo Lvmh, chiamata Jardin d’Acclimatation. Arnault e’ un collezionista di arte contemporanea, ha fortemente voluto questo progetto nel quale ha investito oltre  cento milioni di euro e che verradonato alla citta’ tra 55 anni. Frank O Gehry e’ un ragazzo di ottantacinque anni che trova ispirazione da qualsiasi cosa ( per sua stessa ammissione). I suoi schizzi diventano rapidamente sculture di carta ritagliata con le forbici, tanti foglietti messi insieme a formare l’oggetto architettonico, prima di affidarli a sofisticati software e preziosi colleghi ingegneri.

Per la Fondation ha immaginato il vento tra le vele e l’ha reso solido, ha reso tangibile e costante all’occhio, quello che solo la presenza del vento puo’ fare  sulla vela. Ha intrappolato per sempre il vento e gli ha dato tante forme diverse e solide. Ha reso “statico” un principio fondamentale della fluidodinamica.

Non a caso per il progetto e’ stato usato lo stesso software degli aerei supersonici. La struttura del vento, Frank O’ Gehry l’ha affidata a 3600 pannelli in vetro, 19000 pannelli bianchi in cemento rinforzato, legno e acciaio. Il risultato e’ un vascello a vele spiegate, trasparente e leggero su uno specchio d’acqua creato apposta per l’edificio. Le ampie superfici vetrate consentono una perfetta interazione tra paesaggio esterno e spazio interno.

Dodicimila metri quadrati dedicati all’arte contemporanea, con la possibilita’ di avere un Auditorium, grazie alle  350 poltrone a scomparsa nel pavimento, (cosi come il palcoscenico), un giardino cui si accede dalla stessa hall della Fondation, che nonostante le polemiche, tra una settimana saranno a disposizione dei cittadini.

Arnault,  e’ ingegnere, ma non si e’ mai accontentato dei soli calcoli, e’ sempre andato a caccia di creativita’, Gehry e’ un architetto, ma non gli basta l’immaginazione, ha bisogno di tecnica e tecnologia. Il primo ci ha messo il capitale, ma non si sarebbe innamorato del secondo se non avesse intravisto una solida creativita’. Davvero un bell’incontro.

Annamaria Di Fabio

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