Giorgio Vertunni e la moda in TV: missione possibile.Tra idee e know how. Sino al docu-film.

7/12 luglio 2008: si è svolta nella capitale la seconda edizione di “Rome Fiction Fest,” la rassegna dedicata ad uno dei generi televisivi decisamente in crescita negli ultimi anni. 36.000 presenze complessive, 4.000 accrediti stampa, con un incremento netto del 20% rispetto all’edizione passata. La più incisiva ed originale testimonianza di questo evento e del suo successo è forse offerta dal “docu-film“ realizzato sull’argomento da Giorgio Vertunni   e da “Futura”, la sua società di produzione.  Un altro colpo messo a segno dall’autore e produttore che si muove negli orizzonti dell’editoria televisiva contemporanea con grande dinamismo, ma anche con un bagaglio di certezze, di principi e di esperienze decisamente non comune…

Se proprio non è nato in RAI, certamente vi è cresciuto. Vertunni è, per così dire, figlio e nipote d’arte. Il padre è stato l’ideatore di un programma fondamentale nella storia delle televisione pubblica italiana, “La TV degli Agricoltori”, di cui è stato anche autore per oltre venti anni. Il nonno era un collaboratore della radio, già negli anni in cui l’ente radiofonico di stato si chiamava ancora EIAR.

Questo back ground sicuramente ha lasciato un segno determinante, ma per il “figlio d’arte” non ha rappresentato in alcun modo una via d’accesso privilegiata al mondo, tutt’altro che facile, dell’editoria televisiva. Non a caso, i suoi inizi sembrano portarlo verso altri orizzonti: dopo la Laurea in Scienze Politiche, Vertunni intraprende la carriera di giornalista di economia agricola.

L’avvicinamento alla televisione è progressivo, cauto si potrebbe dire. Ancor più cauta e la familiarizzazione con un orizzonte, quello della moda, che nulla ha a che vedere con la sua formazione. Alla fine degli anni ’80 è autore e regista di vari programmi Rai, tra le quali vi è “Rosa Chic”, dedicata, appunto, alla moda.

Affrontata quella che si rivela essere presto la svolta decisiva nel suo percorso professionale, Vertunni fonda “Futura” nel 1986, con una prima sede a Roma, a cui fa seguito quella milanese. Ancor oggi “Futura”, costituisce un unicum nel settore. Perché è completamente autonoma nell’offerta sia di creatività che di tecnica. Vertunni è autore attento e sensibile ma, per suo volere, la sua società dispone di mezzi appropriati e all’avanguardia per la produzione di programmi e trasmissioni. Non solo idee e format, ma, dunque, anche strumenti e know how.

In virtù del suo DNA, Vertunni, affronta da allora il rapporto tra televisione e moda – né facile, né scontato – attendendosi con grande coerenza ad un principio basilare, modulabile in mille modi, ma rispettato sempre con grande rigore: come ogni argomento che approda sul piccolo schermo, anche la moda deve essere proposta in modo da coinvolgere il grande pubblico. Deve affascinare e divertire certamente, ma anche interessare e incuriosire. Deve mostrare tutto il glamour che le è proprio, ma anche offrirsi a chance di approfondimento e soprattutto deve essere “raccontata” in modo lineare, immediato, accattivante, facile, ma non per questo superficiale.

Forse più facile da definire che da attuare, la filosofia di Vertunni e di “Futura” è vincente. Nessun miracolo, nessun effetto speciale. Semplicemente tanto lavoro, impegno, dedizione, attenzione costantemente “in progress” per le dinamiche interne al mondo della televisione, così come per la realtà contemporanea della moda internazionale, della cultura, dell’arte del design, del life-style e del costume. Del nostro tempo insomma, raccontato quasi a 360 gradi…

I fatti testimoniano la validità del Vertunni-pensiero. Le produzioni di “Futura” riscuotono un gradimento costante e crescente, così come sono costantemente in crescita i fatturati della società stessa, nonostante la indubbia crisi del settore. La società conta ad oggi circa quaranta dipendenti, fra i quali vi sono ancora i primissimi collaboratori di Vertunni (“una squadra vincente non si cambia”) e collaborazioni di assoluto livello, tra cui spicca quella di Giusi Ferré per la moda e di Antonello Sarno per il cinema. E’ costante l’impegno nel reinvestire la parte più significativa degli introiti nel potenziamento delle dotazioni tecniche e tecnologiche. E naturalmente è costante la volontà di esplorare nuove forme espressive-  anche negli orizzonti della multimedialità – oltre che di arricchire e diversificare il format delle produzioni.

“Oltremoda” è l’unica trasmissione  di moda e costume nel palinsesto di Rai Uno, dove costituisce una presenza fissa da ben sei anni, con undici mesi di programmazione, quarantacinque puntate a stagione, uno share medio del 10% ed una media di settecentomila telespettatori a puntata. Un upgrading significativo è rappresentato dall’inserimento di “Oltremoda” nei palinsesti di Rai International, Rai Sat Extra  (incluso nel pacchetto di Sky Italy) e Rai Trade, andando di fatto a coprire tutti i continenti, con la versione integrale delle puntate oppure con le “short version” del programma. Mentre  La 7 propone con riscontri del tutto analoghi “M.O.D.A”, condotto da sempre da una “vecchia”, grande amica di Vertunni, Cinzia Malvini. I voli internazionali di Alitalia offrono invece le pillole di “That’s Fashion”.

Ed ancora, con orgoglio più che giustificato, Vertunni può anche considerarsi l’artefice del ritorno della “grande moda” in Rai, dopo esperimenti altrui non propriamente felici. Nel giugno del 2005, per esempio,  riesce a portare sulla passerella in Piazza Navona di “Una Notte a Roma con…” quattro autentici mostri sacri del nostro stile: Armani, Ferré, Valentino, Versace. Nel dicembre dell’anno successivo, uno speciale di “Oltremoda” racconta con grande incisività la storia di “ordinario successo” di Valentino, Gianfranco Ferré, Gucci.

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Articolo pubblicato da in data: 19.07.2008
Ultimo aggiornamento: 19 luglio 2008