Sfilate.it intervista Enrico Bertolino: ‘Metto in scena il lampo accecante di ovvietà’

Il prossimo 10 gennaio, il comico tornerà in seconda serata su RaiTre con Glob Spread, un programma dedicato alla comunicazione e all’economia.

Bertolino, lei è troppo intelligente per essere solo un comico, ma forse le manca ancora qualcosa per diventare un one man show. Si riconosce in questa istantanea?  
Quando ho iniziato a fare cabaret mi dissero; “Assomigli a Walter Chiari”. Lui era un grande monologhista, e a me piacciono i monologhi, ma i tempi sono cambiati. Chiari aveva a disposizione 25 minuti, io a Zelig solo sette. Essere definito intelligente può pagare, l’etimo latino della parola è dato dal prefisso inter e dalla radice legĕre, leggere tra le righe e infatti io cerco di leggere la realtà che mi sta intorno.

Quando diventa uno spettatore come tutti, quali comici le piace guardare?
Ho dei miei gusti, mi piacciono i programmi dove c’è leggerezza, ma anche approfondimento. Mi pace molto la struttura di Italialand e anche la leggerezza di Geppi Cucciari, perché dietro ci sono autori che conosco e stimo.

Una coppia Bertolino-Cucciari potrebbe funzionare?
Sarebbe molto stimolante, Geppi la vedo molto avanti, è capace di cogliere con ironia i vizi dell’Italia, ha la capacità di esser dura, ma lieve allo stesso tempo.

Lei invece Bertolino si è specializzato nel leggere con ironia i fatti della realtà attraverso il diaframma della comunicazione…
Metto in scena il lampo accecante di ovvietà, come diceva George Bernard Shaw, parlo di fatti talmente ovvi che ti accecano. Ad esempio, il lampo di un paese come il nostro che ancora la gente non vuole vedere, è che si è vissuti sulla tolda del Titanic per anni. Siamo un paese dove ciascuno si autoprotegge. Prova a chiedere a uno, se vuole un campo rom: certo, ti risponderà, è giusto che anche loro abbiano un ricovero, ma per favore a 30 chilometri da me sennò la mia casa perde di valore. E aggiungo che non si tratta di una questione di destra e sinistra

Sta  finendo il 2011, dal suo punto di vista che anno è stato?
È stato un anno pieno di folklore anche nelle cose serie, di gente che dice che si dimette, ma poi non si dimette, che rimane e invece se ne va. E’ come una commedia goldoniana, entrano ed escono di continuo dei personaggi, ma alla fine Goldoni si trasforma nel Pirandello dei personaggi in cerca di autore. Certi italiani mi ricordano Enrico IV, che era una persona folle, ma poi rinsaviva anche se continuava a fare il matto. Secondo me ce ne sono tanti di Enrico IV. Spero che nell’anno nuovo ci sia più coerenza, lo dico non solo per i politici, ma anche per le persone normali.

L’oscar della comunicazione 2011 a chi lo diamo?
A Berlusconi per la sua capacità di manipolare la realtà, le sue non sono bugie, è manipolazione della realtà. E poi a Bersani che vive nel magico mondo di Alverman, un mondo dove non si sa mai cosa sia accaduto, e infine la darei ad alcune classi sociali, alla loro perseveranza: il taxista che non vuole allargare le licenze, il farmacista che si lamenta, non si rendono conto che fanno parte di un tessuto sociale. La stupidità è che in un momento dove si richiede grande coesione ci si divide su tutto.
Mauro Scarpellini

 

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