Sono rocchettari, amano la melodia e sono il futuro della musica. Sono i Les Fleurs des maladives. Ve li raccontiamo in un’intervista.

Chi sono LES FLEURS DES MALADIVES?
È un esercito di tre individui dedito alla difesa ed alla preservazione del rock’n’roll italico dalla prematura estinzione. Ovunque ci siano lagnose melodie o ritmi scialbi ed annacquati loro saranno là per scaldare l’atmosfera con amplificatori a valvole e rintuzzare le nenie con poderosi colpi di tamburo.

I loro nomi e i loro ruoli primari sono: Dav: voce, chitarre, testi e melodie. Canitano: basso e cori. Riki: batteria e percussioni.

Tra poco debuttate con il vostro primo album MEDIOEVO. Come nasce?
MEDIOEVO! nasce da un’urgenza riflessiva: un costante e delicato equilibrio in bilico tra spunti di riflessione e la necessità di esprimere tutto nel modo più diretto e immediato possibile, al limite dello sfogo.

In tutto l’album c’è un continuo riferimento (diretto o indiretto) a due tematiche principali e contrapposte: Occidente e Oriente. L’Occidente rappresenta la situazione sociale, culturale e umana attuale: la crisi dei valori, la mancanza di certezze, la continua ricerca dell’avere più che dell’essere. L’Oriente invece, rappresenta la dimensione umana più metafisica: il processo catartico del viaggio attraverso un percorso di ricerca che ha come strumento fondamentale la nuda conoscenza, prima di tutto, di se stessi.

Da qui anche la scelta del titolo dell’album: oltre che per il palese e sarcastico parallelismo con la situazione culturale attuale, l’inizio del Medioevo viene storicamente fatto iniziare nel 476 d.C.: l’anno del crollo dell’impero romano d’Occidente.

Il costante cambio di registro sia musicale (ritmi serrati, suoni distorti per poi passare a tempi più moderati e a suoni rarefatti) che letterale (termini ricercati, costruzioni arcaiche e figure più semplici, gergo di uso comune, volgare) e il loro continuo alternarsi e completarsi, sottolineano la non-linearità e la multidimensionalità espressiva dell’intero progetto.

Nonostante la serietà dei temi affrontati l’album è impregnato di una costante vena grottesca, satirica e auto ironica: una disillusa “presa per il giro” derivante dal fortissimo senso di impotenza che giunto all’esasperazione sfocia in una sorta di piacere perverso autolesionista e masochista: un misto tra la rassegnazione e la costante voglia di reagire.

Oltre che nei negozi, l’album verrà distribuito in un’edizione limitata numerata a mano in 300 esemplari stampati su digipack in cartone 300 gr e disponibile solo ai concerti o tramite contatto diretto attraverso canali web ufficiali della band.

Avete in programma un tour?
Certo! Al momento stiamo chiudendo il calendario fino a Natale per concentrarci poi da gennaio in avanti. Oltre che all’immancabile data di presentazione del disco prevista per sabato 9 novembre all’ARCI L’Impegno di Milano per ora abbiamo fissato altre due date: venerdì 15 novembre all’Amigdala Theatre di Trezzo sull’Adda e sabato 7 dicembre al Circolo (ex I Poggi) di Mariano Comense.

Ne stiamo chiudendo altre in questi giorni quindi per restare sempre aggiornati vi consigliamo di seguirci sui nostri canali ufficiali e Facebook.

La musica può essere considerata una forma d’arte? Se si, perché?
Assolutamente si, la musica è una delle forme d’arte più belle! Essa rappresenta un fortissimo ed inestinguibile bisogno di comunicare con gli esseri senzienti che ci circondano, cercando ognuno di fare arrivare il proprio “messaggio” al mondo esterno al meglio delle sue capacità, potenzialità e volontà. Come tutte le forme di espressione artistica è un vero e proprio meta-linguaggio che riesce a parlarci non solo attraverso gli elementi strutturali che lo compongono (i suoni per la musica, i colori per la pittura, le parole per la poesia) ma anche e soprattutto instaurando un collegamento diretto e profondo tra l’emozione di chi “parla” e l’emozione di chi “ascolta”. …Insomma: gran bella cosa.

Cosa comunica la vostra musica?
È un rock alternativo d’autore cantato e a tratti recitato, in un viscerale italiano. Siamo pur sempre figli della scena alternative rock anni ’90, così le nostre sonorità sono naturalmente contaminate dalle leggendarie atmosfere di quei gloriosi anni: cavalcate stoner, esplosioni grunge e contaminazioni noise modulate e reinterpretate sempre da una spiccata vena cantautorale.

Ci teniamo a sottolineare che però non facciamo “canzoni nostalgiche per chi rimpiange i bei tempi andati”: il rock e più in generale la musica hanno ancora molto da dire e crediamo che qualsiasi forma di espressione artistica debba sì da un lato pagare pegno al passato da cui attinge, ma anche e soprattutto rapportarsi con l’attualità e le cose che accadono oggi e non 20, 30 o 60 anni fa. In questo senso pensiamo che il nostro sound sia molto attuale oltre che estremamente personale.

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