Avete presente quelle sedie anni cinquanta, semplici, lisce, con lo schienale concavo, tutte di legno, seduta compresa e il bordo in rilievo ? Proprio quelle. In genere si trovano con la seduta sfondata e le assi poggiapiedi spaccate, ma qualcuna resiste ancora. Però fanno tristezza, fanno tanto dopo-guerra, ancora così lontane dal boom economico e dalle colleghe in formica e acciaio. Bene, si possono personalizzare, magari c’avrete provato anche da soli, dipingendole con quei rosa orrendi, quegli aragosta da casa al mare, e poi con quelle scolature di vernice raggrinzita, che sta li da anni e ancora non asciuga. Terribili, più malinconiche di prima. In genere fanno una brutta fine, per non bruciarle, si mettono nell’angolo più nascosto della casa, ci si accastano riviste e giornali e si abbandonano. Invece è un peccato perchè possono rivivere, in fondo hanno resistito alle colleghe in stile svedese, a quelle in pino russo, in palissandro, in resina, in plastica riciclata, vanno solo valorizzate, se lo meritano. Possono colorare un angolo, stare dietro la scrivania di casa, attorno al tavolo hi-tech della cucina e soprattutto si possono “dedicare”. 

Avete accanto un’ appassionata di art nouveau, uno malato per la borsa di Wall street, un bricoler, un poeta mancato che cita a memoria John Donne, una patita di musica che sta sempre con l’Ipod nelle orecchie ? Cercate un regalo originale ? C’è un’artista che può aiutarvi. Andate sul sito www.pocofragile.it e date un’occhiata, magari c’è n’è già una che fa per voi, ma soprattutto guardatele tutte queste sedie, sono così poetiche, accoglienti. Una mano creativa le ha trasformate in eclettici oggetti. Possono essere solo decorative, come “la grassa” o anche utilizzate, come “la golosa”. Sta a voi scegliere “la sedia” più adatta per chi vi sta accanto.
Annamaria Di Fabio

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Articolo pubblicato da in data: 30.01.2008
Ultimo aggiornamento: 30 gennaio 2008