L’Accademia di Francia apre la stagione espositiva 2008 con una straordinaria mostra dedicata a Giuseppe Penone. L’artista piemontese (classe 1947) ha iniziato la sua ricerca a metà degli anni sessanta, è stato uno degli esponenti dell’Arte povera ed ha avuto, fin dall’inzio della sua attività, un forte impatto sul pubblico. Dal 1968 ad oggi, non c’è stato anno in cui non sia stato chiamato ad esporre in gallerie private o nei grandi musei internazionali, dal Museo Rodin di Parigi, al Museum of Contemporary art di Chicago, per citarne alcuni. Ha rappresentato l’Italia (insieme a Francesco Vezzoli), nella passata edizione della Biennale d’arte di Venezia. Le sue sculture sono fatte di elementi naturali, come il marmo, il legno, le foglie. Penone non si accontenta degli occhi per riversare le visioni, ma si affida piuttosto al tatto per dare corpo a quella sottile membrana che separa la superficie toccata, dal contatto, “dall’azione del toccare”. Ed è impressionante, quanto riesca a trasmettere suoni, vibrazioni ed emozioni. Muove la natura inseguendone le pieghe, le croste superficiali, le impronte. Se usa il marmo, lo scava lungo le venature, se taglia il legno ne fa uscire una resina-linfa che sembra sangue caldo. C’è sempre un elemento vitale nelle opere di Penone, come l’acqua che scorre in “anatomia 6”, un’opera fatta di tre blocchi di marmo affiancati e solcati. Rispetto alla superficie del marmo, l’acqua è niente, un tratto lungo un palmo, eppure basta per raccontare i rivoli, lo scavare, il tempo. “Giuseppe non racconta: commuove, e ci lascia osservare”, scrive Richard Peduzzi, direttore dell’Accademia di Francia, nel testo in catologo. “Pelle di foglie” è una serie di sculture in bronzo, Penone le ha messe lungo la scalinata di Villa Medici (sede dell’Accademia), sono fatte di rami piegati e straziati dal vento con poche foglie. Stanno li, si fa sentire il soffio del vento che le ha sopraffatte. Pelle di foglie – Sguardo incrociato. Pelle di foglie – Sguardo a terra. Pelle di foglie – Sguardo respiro. Pelle di foglie – Occhi al cielo, mano a terra. Sono alcuni dei titoli di queste sculture, un po’ alberi, un po’ uomini. Una stanza è piena di “Riflesso del bronzo”, con un pannello liscio a specchio e cinque ruvidi a ricreare la pelle, la corteccia. “Il bronzo, scrive Penone, è il materiale ideale per fossilizzare il vegetale”. Fuori, nel giardino, c’è “Idee di pietra”, un grande albero spoglio, fatto di bronzo, acciaio e leccio, con massi di pietra, sospesi tra i rami. Le idee, quelle che vengono dal vortice dei pensieri, stanno appoggiate sui rami sottili, in equilibrio. Hanno preso corpo, dopo aver accumulato e sfoltito i pensieri.

Penone ci aveva già emozionati a Venezia con “Sculture di linfa”, che lui stesso definisce, "Spazi coperti dalle mani, spazi svuotati dalle mani. Lo spazio della scultura riempito di linfa. Il flusso della mano che scorre sulla corteccia degli alberi, che rivela la forma del legno e le vene del marmo". Da Villa Medici si esce storditi, per il suono delle opere, per il propagarsi del tatto sulle superfici delle cose, per le mani che sembrano graffiate dalla corteccia di leccio, per il vedere resina sul legno e sentire il sangue scorrere nelle vene.

Il constesto non è da meno, con le scarne sale cinqucentesche, la scala da cui i signori entravano a cavallo in villa, “le gran salon”. In occasione della mostra, è aperto (in parte) anche il giardino di Villa Medici, con gli studi dei fortunati borsisti dell’Accademia, le fughe sui viali di aranci, sulle siepi di alloro e di bosso, i bassorilievi della facciata della Villa, la terrazza che srotola davanti, Roma delle cupole, quella dell’archeologia industriale, quella dei palazzi del potere, dei grandi alberghi, delle antenne, degli sventramenti, delle periferie.
Annamaria Di Fabio

 

Giuseppe Penone
Accademia di Francia – Villa Medici
Viale Trinità dei Monti,1 – Roma
dal 30 gennaio al 25 marzo 2008
orario: 11.00 – 19.00, chiuso il lunedi

Categorie: Arte.

Articolo pubblicato da in data: 04.02.2008
Ultimo aggiornamento: 4 febbraio 2008