PER FESTEGGIARE IL SUO 60mo COMPLEANNO…la Lambretta torna di Moda con il bicolore che ha fatto la storia!

E’ l’anno del suo 60mo compleanno, è l’anno di tornare di moda. 60 anni di costume, 60 anni e sentirsi pronti per una nuova sfida.

La Lambretta è tornata di moda, è pronta a sfilare nelle nostre strade, sulla passerella di Milano Moda 2008. Pronta, vestita di niente, solo del suo nome, dal ricordo provocante di un mito: Lambretta, ha fatto impazzire tre generazioni, si è fatta attendere 35 anni. Ma ora qualcuno ha deciso di farla tornare. Farla tornare nelle nostre vite, più bella di prima.

Così la Lambretta torna di Moda con il gioco bicolore che ha fatto la storia!

Come per l’abbigliamento, il suo guardaroba si arricchisce di ‘accessori vintage’,. (che si possono acquistare separatamente) dalla ruota di scorta alla doppia sella…..e la possibilità di personalizzarsi la Lambretta a piacimento anche con i colori ‘vintage  look’ fino ad arrivare al bicolor declinato in tre versioni, rosso azzurro e verde.

Lambretta Pato, per l’Autunno Inverno 08/09 durante il pret-à-porter Milanese, ha trasportato agilmente, celebrity di tutto il mondo, rappresentanti della stampa, dive,  veline, modelle  che per trasferirsi senza perdere un minuto da una passerella all’altra hanno necessità di  correre su un mezzo che per la sua stessa natura può dribblare gli ostacoli, scivolare  svelto, affrontare il traffico schizofrenico delle giornate della moda a Milano, e raccontare con la sua, la nostra storia.

Così  come la storica Lambretta affrontava  il nuovo mondo che si affacciava a metà del secolo scorso, quando non era il traffico del nostro tempo a rendere preziosa la sua agilità ma il bisogno di sentirsi liberi di volare verso un tempo nuovo.

Scooter Lambretta 125PT:   e con le donne più ambite dell’universo-moda, da sabato 16  la moda  è in sella a PatoLambretta.
Buon compleanno, Lambretta !  E vai…!

STORIA DELLA LAMBRETTA
"Ecchè non me la faccio  la Lambretta?”: Alberto Sordi –   testimonial  giovane e scanzonato che dai cartelloni pubblicitari degli anni Cinquanta puntava  sul nuovo  scooter –  comunicava  il piacere di correre sul nuovo mezzo che  prometteva una mobilità pratica , una gestione leggera. Niente ingombri di carrozzeria inutile, nuda la parte centrale, agile, vivace nella scelta bicolore, il nuovo motoscooter tagliava il nastro della metà del Novecento regalando un senso di libertà  associato al nome della Lambretta , chiamata così perché sulla riva destra del fiume  brianzolo, il Lambro, sorgevano le officine Innocenti. . 

Era il 1947: l’Italia viveva con fierezza  l’alba del  boom economico che cancellava vigorosamente paure e insicurezze generate dalla guerra appena conclusa. 

 La voglia di rinascita correva anche sulle ruote del nuovo scooter  che l’ing. Ferdinando Innocenti aveva inventato ispirandosi ai mezzi  leggeri paracadutabili dei parà inglesi.

 Fu subito successo:  la Lambretta, venduta  (in principio) a prezzo concorrenziale, facile da condurre e poco costosa nella gestione,  invase strade di paesini sperduti e percorsi  metropolitani, diventando uno status symbol prima e in seguito anche  una chiave di lettura degli  anni  nuovi, che,  alle generazioni che non avevano  vissuto le privazioni, il terrore della guerra, consegnavano il tempo del ripensamento esistenziale, l’espressione ermetica, la malinconia come conquista intellettuale. 

Lo svettare della Lambretta nelle scene di film, il suo protagonismo come oggetto ambito o indispensabile, e  più tardi popolare, la presenza  quasi immancabile dello scooter  come sfondo per  foto di attori, divi o cantanti (indimenticabile la versione bianca e azzurra immortalata da Giorgio Gaber), tradusse la Lambretta  in social mood,  citata nelle canzoni popolari ma  anche in quelle intellettual-chic, come “Quella  cosa in Lombardia” che Franco Fortini scrisse per Laura Betti.

 Nei versi  affidati alla voce roca della musa pasoliniana, la  Lambretta  interpreta una presenza significante di un tempo senza stimoli,  di  domeniche prevedibili,  “di figlie senza voglie” ,  amori  tutta fretta, fibbie, lacci e brividi in stanze d’albergo o sull’erbetta:  Un occhio alla Lambretta –   raccomanda l’autore –   l’orecchio  ai rintocchi  che suonano da un borgo la novena e   una radio lontana che alle nostre due vite dà i risultati delle ultime partite”.

“Caro, dove si andrà?” interrogava malinconicamente la canzone che accompagnava anche il  tramonto del motoscooter superato dall’irruzione  prepotente della nuova Cinquecento, la quattroruote  che nel giro di alcuni anni avrebbe costretto la  Lambretta ad abdicare.

Oggi, finito l’esilio,  tempi nuovi, nuovi ritmi di vita. Aggiornato tecnicamente, cambiato senza  alterarne il carattere, riproposto con il gioco bicolore acceso dai toni che il nostro tempo esige, nel sessantesimo compleanno della Lambretta,  il vecchio motoscooter torna come “Lambretta Pato”,  nome di papera che continua il legame con la suggestione suggerita da quel  fiume in Lombardia che dette il nome allo scooter sessant’anni fa.

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Articolo pubblicato da in data: 23.02.2008
Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2008