Omaggio a Carlo Scarpa: Quando l’architettura diventa un gioiello.

Il titolo non vuole essere una provocazione, ma solo il modo di inquadrare una determinata categoria del fashion design, quello legato alla gioielleria, che prende piede sul mercato internazionale. La plastica splende più dell’oro. La nascita di un nuovo stile destinato ad estendersi, nel momento in cui sono i grandi artisti del passato ad ispirare intere collezioni segnate da linee pulite ed essenziali, come architetture vere e proprie. Nella smania affannosa di eliminare quanto di brutto ha prodotto l’epoca della postindustrializzazione, creando discariche e squilibri all’ambiente, il comunissimo plexiglas diventa il filo conduttore della ricerca progettuale condotta dagli architetti Antonio Rossetti ed Elviro Di Meo. Una ricerca da tempo impegnata a difendere le logiche artistiche che sottendono il “fare gioielli”, contro gli schemi imposti dal mercato di massa; contro la banalizzazione di prodotti, in cui l’obiettivo dell’azienda è far lievitare i profitti, a discapito della qualità e dell’arte, utilizzando testimonial super pagati. Non importa cosa offrire al cliente: l’importante è dare qualcosa portato dalla starletta di turno. Da qui, in antitesi a regole stereotipate, l’analisi verso forme, icone, poesie, che costituiscono la cultura del progetto, come quello ispirato a Carlo Scarpa: l’architetto più colto e aristocratico del Novecento. Tutto nasce dai disegni del giardino di Palazzo Querini Stampalia di Venezia, in cui l’artista esprime il suo segno caratterizzante che contraddistingue le sue opere. Lo studio di Rossetti e Di Meo considera il frammento come elemento analogo. Il frammento, infatti, è un’immagine che viene ridotta alla sua forma essenziale significante. Nella fontana del giardino, costituita dai vari elementi, si è scelto il punto finale. Da questo si è tratta l’immagine più eloquente e da qui un frammento analogo.  Una composizione che, riprendendo il senso e pur rispettando le logiche costitutive, attraverso la sua immersione nella personale memnoteca del produttore, si è trasformata in un oggetto – in questo caso gioielli – che può essere avvicinato al concetto di ideal-tipo crociano. Ideale, in quanto non è la riproduzione fedele della realtà osservata; tipico, perché è la tipizzazione della sua struttura minima significante. Dopo “Omaggio a Carlo Scarpa”, anello realizzato in metacrilato (una lega di plastica, ndr.), completo del suo pakaging, dato all’ufficio commerciale della Fondazione Querini Stampalia, per una serie limitata di cinquanta oggetti numerati, è stata sviluppata un’intera parure, chiamata: “Scarpa, Oltre il Segno”; paure composta da orecchini, collier, bracciale e gemelli prodotta, sempre dalla “Fedele 82” di Roma, con lo stesso materiale usato per il gioiello iniziale. L’anello, in vendita in occasione dell’apertura dell’area progettata da Scarpa, è stato distribuito a vari collezionisti e gallerie d’arte, tra cui Cleto Munari, che ne hanno apprezzato l’originalità dell’idea progettuale, nonché il manufatto stesso. Ora lo scopo è andare oltre. Se da un lato l’impegno è chiudere contratti  con show room disposti ad acquistare l’intera collezione, Rossetti e Di Meo sperimentano nuove ipotesi progettuali, accostando più materiali per ottenere una migliore resa qualitativa degli oggetti disegnati, oltre a mettere in produzione gli altri oggetti della linea Scarpa. 

Studio di Architettura Associato: Antonio Rossetti&Elviro Di Meo

Categorie: Design.

Articolo pubblicato da in data: 03.03.2008
Ultimo aggiornamento: 3 marzo 2008