Bye Bye Milano Fashion Week
di Simona Scacheri

La kermesse milanese giunge al termine e vede la città svuotarsi pian pianino, per la gioia dei milanesi costretti a subire code chilometriche. Gli addetti ai lavori sono già col pensiero rivolto a Parigi, al via con i suoi defilé, ma mancano ancora alcune sfilate importanti nella rassegna della settimana modaiola. Le lite riguardanti i giorni del calendario della moda, si sa, ormai sono diventate di dominio pubblico e l’ultimo giorno sicuramente non è tra i più ambiti, nonostante questo le passerelle dell’ultima giornata hanno riservato delle inebrianti sorprese.

Esplosiva, briosa e unica la sfilata di Agatha Ruiz del la Prada. Al colore che caratterizza il brand, la stilista aggiunge l’ispirazione all’arte surrealista. La prima uscita è ispirata a Salvador Dalì: la modella ha il volto coperto con un “finto” occhio in tessuto che rende l’uscita molto scenica e onirica, ma non è la sola. Il refrain della collezione, oltre al colore, resta il cuore, simbolo ormai noto di Agatha al quale però si aggiungono altri abiti storici della stilista: sfila il vestito “piano” di velluto rosso, o il vestito “ombrello” di color fucsia e non manca neppure il magnifico abito “gabbia”. Arriva poi la volta dell’abito con “uova fritte” e baguette sopra le teste delle modelle e ancora tripudio di fiori applicati, o gonne e abiti con telai rigidi. Sublime e divertente l’abito “a tenda” che presenta realmente due porticine, che aperte mostrano il corpo della modella in bikini, tra i plausi di tutti i presenti. La sfilata è un tripudio di ironia e rivisitazione artistica della moda. La donna di Agatha Ruiz de la Prada sa come scherzare, sa come non prendersi troppo sul serio pur rimanendo enigmatica e molto seducente nell’appeal. Una perfetta sinergia tra colore, moda e arte mostrata abilmente sulla passerella dalla designer spagnola.

Lo scenario cambia da Anteprima che fin dal fumo che avvolge le modelle alla loro uscita, fa cogliere che stiamo parlando di uno stile e di una donna diversa e meno colorata. I tessuti qui sono lineari e puliti, le forme rigorose e sobrie, le stampe e le lavorazioni degli abiti creano movimento. Meravigliosi gli abiti bianchi in maglia macramè, texture raffinata e delicata, ma anche evocativa di stili retrò riletti, però, in chiave moderna. Non mancano abiti di taglio maschile o dalle lavorazioni molto semplici. Non eccede in nulla la stilista e trova il sano mix tra rigore e seduzione, un’eleganza che non vuole abbagliare, ma se mai colpire lo sguardo più attento. Anche le acconciature scelte sono decisamente belle: un frisé anni ’80, ma con una piega arruffata dal sapore anni ’70. Ottima riuscita.

Grafismi negli abiti e nelle calze per Mila Schon che dedica subito primaria importanza al bianco e al nero. L’effetto optical e l’inganno visivo è evocato nelle geometrie a contrasto tra di loro, nelle sovrapposizioni bidimensionali e nei tessuti che vivono la struttura ridefinendola. La donna di Mila Schon per l’inverno 2009/2010 è analitica, essenziale e distante ovvero contemporanea in questa sua accezione. Non manca la cura dell’accessorio con borse grandi, o cappelli in pelliccia e guanti a completare le mise essenziali. I colori seguono la palette del bianco, nero e dei toni freddi quali ghiaccio e grigio, con a tratti colori caldi a contrastare e riscaldare i look. Bianca Gervasio è il direttore creativo, cresciuta in seno all’azienda che sposa in questa collezione l’idea della modularità con estremo successo.

Massimo Rebecchi guarda ad internet, al digitale e all’era interattiva che lo ispira al punto tale da presentare la donna “facebook”. In un’era in cui tutto è veloce, serve uno stile capace di calibrarsi con le esigenze della donna seguendone le forme naturali. I colori appartengono ai toni naturali, ma non dimenticano il blu, il bianco e il nero. Le spalle per Rebecchi sono piuttosto piccole, in controtendenza, le texture si mischiano nei capi e la vestibilità è aderente. Maniche a kimono e cinture alte in vita completano il profilo della donna che segue il motto “connecting people”.

Non si guarda alla vestibilità quotidiana nella sfilata del libanese Zuhair Murad, per la prima volta in passerella a Milano, ma si prediligono le serate di galà. Lo stilista presenta abiti da sera che fanno sognare: satin, voile, tulle e organze vestono con eleganza la “principessa” di Murad.
Resta a Carlo Tivioli il compito di presentare la sua donna in passerella per ultimo. Una donna dinamica, attiva che però non rinuncia alla sua femminilità e sceglie la pelliccia. Cincillà, zibellino, ermellino e visone i peli preferiti.

E se questa settimana vi è sembrata troppo breve, non resta che seguire anche la moda parigina in attesa del prossimo settembre che rivedrà la moda italiana protagonista. Bye, bye Milano Fashion Week.

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