Prada presenta ‘First Spring’, il cortometraggio realizzato dall’artista cinese Yang Fudong per la campagna pubblicitaria Prada Uomo Primavera/Estate 2010.
Il filmato sarà visibile su prada.com dal 18 gennaio per l’intera stagione.
Su nytimes.com invece solo il giorno 18 gennaio per 24 ore., in occasione della sfilata Prada Uomo Autunno/Inverno 2010.
Il corto metraggio è stato girati a Shanghai, e trae la sua ispirazione dalla Primavera.
Un vecchio proverbio cinese dice "il lavoro di tutto un anno dipende da un buon inizio in primavera…”….una "Primavera" stupenda dunque, vivace e accogliente.
La scelta dei colori è stata invece quella del bianco e del nero, perchè sono due cromie che fanno risaltare la distranza e la distanza stessa fa risaltare la bellezza.

Il cortometraggio….

Qualsiasi cosa accada — il bello, il fantastico, l’onirico…
Dei giovani vestiti Prada…
Come se fossero nella Shanghai anni Trenta o Quaranta,
Come se fossero nell’oscurità notturna: nei caffé, nelle sale da ballo e nei privé, in quei locali allegri…
Qualsiasi cosa deve accadere, accadrà…
Nelle strade, tra la gente, s’incontrano cinesi di classi diverse e di diverse epoche; come persone di mondi completamente distinti che però s’incontrano a Shanghai decine e decine di anni fa…
Qualsiasi cosa deve accadere, sempre accadrà…
Nel cielo sopra questa città,
Immaginano di camminare ancora sotto ombrellini parasole…
Una bellezza pericolosa…, una bellezza promettente…
Qualsiasi cosa deve accadere…
Nella primavera tutto dipende da…
Un buon inizio in primavera …

Yang Fudong è uno degli artisti cinesi contemporanei più acclamati a livello internazionale e tra i più importanti rappresentanti dell’attuale video art cinese. La sua opera indaga e amplifica il potenziale insito nelle convenzioni cinematografiche della narrativa lineare.
Dell’opera di Yang colpiscono immediatamente la sensualità e la bellezza delle immagini, qualità che ci seducono cogliendoci al tempo stesso impreparati per l’ambiguità narrativa su cui si basano i suoi film. L’incertezza è ovunque – personaggi incerti, identità confuse e ambientazioni imprevedibili, aspetti che cospirano nella creazione di un mondo empirico personale simile, ma non coincidente del tutto, al mondo reale. Insieme alla sperimentazione formale con la quale Yang tratta la materia, questa incertezza crea un senso generale di dispersione, sospeso tra immersione e confusione, suggerendo chiari paralleli tra lo stimolo e l’oblio della moderna esperienza di vita urbana.
Nelle città moderne, la sensibilità interiore dell’uomo è offuscata da un intreccio confuso di informazioni e di complicati rapporti umani. Ad un primo sguardo sembra che l’uso delicato dei grigi da parte di Yang allevi questa confusione, aiutandoci ad assecondare il flusso dei nostri pensieri, ma stabilisce anche una distanza; la distanza delle memorie e dei sogni passati.
Anzi, il bianco e nero dei video di Yang – ad esempio nel film Moshen Tiantang (An Estranged Paradise) del 1997–2002 – evoca una nostalgia per i film della Shanghai degli anni Venti e Trenta, quando la città era un centro pulsante di produzione cinematografica. Accennando alle proprie sensazioni di alienazione in rapporto all’esperienza urbana, Yang, che vive a Shanghai, ha dichiarato: ‘Ho la continua sensazione di non vivere nella mia città, di essere molto lontano dalla mia famiglia in una città che non è veramente mia’.
Tali distanza e alienazione, spiega Yang, rappresentano la costante esperienza dell’intellettuale nella Cina contemporanea. Anzi, tra i temi principali di Yang, in particolare quando si sviluppano nel corso dell’epica serie di cinque video, Seven Intellectuals in Bamboo Forest (2003-2007), spiccano le circostanze politiche e sociali contemporanee vissute dagli intellettuali cinesi che tendono a provocare questo senso di estraniazione. Questo tema in particolare è trattato soprattutto indirettamente ponendo i personaggi in altre epoche e in altri luoghi: ad esempio in cima alla Montagna Gialla nella provincia di Anhui, tra i contadini in campagna o in un interno che rimanda agli anni Cinquanta e Sessanta, quando – secondo Yang – ‘ci si interrogava in profondità circa lo status e il ruolo dell’intellettuale’. Lo spunto per questa serie sono i leggendari Sette saggi del boschetto di bambù, un gruppo di studiosi e poeti cinesi i quali fuggirono la politica corrotta che accompagnò la transizione tra le dinastie cinesi Wei e Jin, esplorando la bellezza della natura a un passo dalle incertezze che caratterizzavano la loro epoca.
Attraverso Seven Intellectuals, come nella maggior parte del suo lavoro, Yang tenta di indagare sullo status sociale di quel gruppo di persone cui in Cina è concesso il titolo di ‘intellettuale’ nel momento in cui, muovendosi ai margini della società, cercano disperatamente un proprio spazio libero. È questa marginalità, questa apparente futilità dell’intellettuale, che è descritta nei suoi film. Come sottolinea il noto critico e curatore Hans Ulrich Obrist, ‘È una rappresentazione dello status ambiguo e pluri-significante dei moderni intellettuali cinesi; rappresenta la loro aspirazione alla libertà individuale nel momento del passaggio dell’attuale società a una società capitalistica’. Nel finale, i sette intellettuali del titolo della serie si trovano in un’isola deserta dove, nelle parole di Yang, ‘iniziano a riformulare e a inventare un nuovo mondo definendo nuove modalità di vita sociale e una nuova distribuzione del lavoro’, mettendo in dubbio ‘la separazione tra lavoro materiale e immateriale e capitale’. Solo dopo tale presa di coscienza possono fare ritorno in città per affrontare i propri contemporanei.
L’arte di Yang è stata definita ‘equilibrata, essenziale e rasserenante’. Ma queste qualità coesistono in tensione con un senso di disagio che pervade i film, una tensione che deriva dallo scontro tra natura e glorioso abbandono da un lato con gli opposti di tali qualità dall’altro, cioè, modernizzazione e difficoltà della vita di tutti i giorni. Il linguaggio astratto di Yang s’insinua nello spazio creato da questa tensione, in dialogo con la città e la realtà, ma anche con la fuga e l’idealismo.
In occasione della sua recente collaborazione con Prada, Yang Fudong ha realizzato un magico cortometraggio in bianco e nero il cui titolo inglese è ‘First Spring’. Ritraendo a Shanghai alcuni giovani vestiti Prada, l’atmosfera primaverile del film è evocativa degli anni Trenta e Quaranta, un periodo di ottimismo e di bellezza che attraversava la città con i suoi caffé e le sue sale da ballo, quando qualsiasi cosa che sarebbe dovuta accadere accadeva.
Come dice il proverbio cinese, “Il lavoro di tutto un anno dipende da un buon inizio in primavera…”.

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Ultimo aggiornamento: il 12.01.2010