Gattinoni ad Alta Moda Roma

Guillermo Mariotto per la nuova collezione di Alta Moda Gattinoni Primavera-Estate 2008 non si è lasciato intimidire ed ha lanciato la sua personale sfida.

Universi contaminati, foreste disboscate, rifiuti e discariche, presenze da tempo inquietanti, ghiacciai in perpetuo fluire e defluire, agenti atmosferici che continuano a flagellare il mondo, rimettendo in discussione i rapporti tra l’uomo e la natura.

Guillermo Mariotto per la nuova collezione di Alta Moda Gattinoni Primavera-Estate 2008 non si è lasciato intimidire ed ha lanciato la sua personale sfida. L’Uomo, la Donna, l’Ambiente. Troppo presenti nell’immaginario collettivo le istantanee di realtà degradate, usurate, avvilite. In passerella sfilano 43 abiti, 4+3, la somma del 7, numero perfetto, alchemico, ricco di significati simbolici. Come il carro dei Tarocchi, che affonda nella terra traendo energia dal suo stesso movimento per poi proiettarlo all’esterno con un’ansia vitalistica.
Quattro jeune fille en fleur, di proustiana memoria, avanzano lentamente sulla passerella, dominata dall’installazione scenografica tridimensionale dell’artista Federico Paris. Indossano gonne di lino plissé, smerlate sul bordo, camicie di organza dai colori forti, intensi, abbaglianti. Il giallo acido, il verde prato, il fucsia, l’arancio. Tra di loro la Terra. Bianca, bianchissima, quasi virginale, incontaminata (l’abito è di organza satinata, dipinta a mano, il corpetto lavorato a punto smok). Perché la Terra nasce pulita, saranno poi gli uomini a “corromperla”. La sfilata è accompagnata dalle musiche e dalla voce di Sara Brightman che interpreta il brano Hijo de la Luna. “Racconta di uno zingaro che amò la Luna perché desiderava diventare donna – ricorda ancora Mariotto – Nacquero cinque bambine, quattro al buio, una sotto la luce del sole. La chiamarono Terra…”. Un leitmotiv che accompagna tutta la collezione, un manifesto in difesa dell’ambiente, che Mariotto ha voluto, in sintonia con i tempi. Materiali riciclati innanzitutto. Come l’abito da sera ricamato con tappi di bottiglia, anelli di metallo, plastiche, paillettes, scarti di ferramenta e “ritagli” di atelier. Nulla deve essere sprecato, può morire per poi rinascere. Nel lavoro e nella vita Mariotto è sempre alla ricerca di un suo personale equilibrio. “Che significa soprattutto armonia tra gli uomini e la natura, gli esseri umani, il creato, la flora, la fauna”, confessa. Una collezione creata con tessuti ecocompatibili, bioetici e biodegradabili, risorse rinnovabili ad alta innovazione tecnologica responsabile. Lini, cachemire, cotoni organici che nascono “già colorati”. Coltivati in Perù e prodotti dalle filature Iafil, senza l’ausilio di pesticidi o altri prodotti chimici. Le nuances dei colori sono sfumate su toni naturali. Mariotto crea ricami con la corda, il cachemire e la rafia, che trasforma, lavorata all’uncinetto, in coprispalle da indossare su abiti da mattina con frange e borsalini. Reinventa i cardigan, stretti in vita da enormi cinturoni realizzati con pelle e legni pregiati, utilizza tessuti naturali, originali come la juta, incisa al laser, ma anche organze lamé, satinate, stampate, chiffon cangianti, stoffe dipinte a mano, tagliate sbieche o a trapezio, tulle plissé trasparenti e coloratissimi.
Abiti che si schiudono come immense corolle fruscianti. Perché Mariotto alimenta il suo credo naturalista e ambientalista sulla scia di illustri personalità del mondo della politica e del grande cinema internazionale, come Al Gore, Cate Blanchett, Robert Redford e Leonardo di Caprio. E per la prossima Primavera-Estate gli abiti dell’Art Director della maison Gattinoni saranno trasmutanti, ricordano quegli animali confusi, mimetizzati con la natura e l’ambiente in cui vivono. Sempre con tocchi di surreale e divertita originalità. Sfila al Palazzetto dello Sport l’abito zebra cangiante, che si trasforma in pelle di pitone, il vestito da sera annodato al collo, effetto squame di pesce, con corpino di piume, la mise leopardata ricamata con paillettes, l’abito di garza, decorato con rafie color petrolio, esaltazione simbolica dell’anima maculata della lince. C’è poi il coccodrillo, con intarsi in plastica color terra e avorio scuro, lo scarabeo, una rivisitazione della petite robe noire, che lo stilista ha ricreato pensando agli anni ’60, alla grande Simonetta. L’apertura a palloncino, di profilo, ricorda le ali di una farfalla.

La collezione per Mariotto si trasforma in esaltazione del bon sauvage. “Ho pensato ad alcune tribù dell’Africa, al loro modo di abbigliarsi con elementi della natura – racconta – Basta poco. Un fiore, una foglia, il ramo di un albero “sottratti” e poi restituiti all’ambiente. Osmosi quasi perfetta tra l’uomo e ciò che lo circonda’’. Sfilano dunque per la prossima P/E Gattinoni le maglie in biocachemire poggiate sulle spalle come liane, i bustier con intarsi di paglia o con il volto, ricamato, di antiche maschere tradizionali, il soprabito che si trasforma in scialle, leggerissimo, chiuso su una spalla come la corolla di un anemone, la gonna-pannocchia, i pantaloni in twill che ondeggiano come foglie al vento…. Anche i gioielli di Grazia Borghese, creati espressamente per il defilé della maison Gattinoni, sono realizzati con elementi “rubati” alla natura. Zucche trasformate in borse lavorate con il bronzo e pietre preziose, carrube testa di moro e conchiglie che diventano gioielli e pendentif, zanzariere come preziosi collier de chien. Guillermo Mariotto identifica la natura anche con il timore, la preoccupazione, lo smarrimento. Divinità notturna e misteriosa. Le stampe su tulle ricompongono universi galattici e spazi siderali, l’immagine delle nuvole, tempeste sempre in agguato, la tragedia dello tsunami, mai dimenticata. Persino gli abiti da sposa raccolti sull’orlo e sollevati verso l’alto ricordano vortici atmosferici, ma anche splendidi volatili in procinto di spiccare il volo. Guillermo Mariotto non attacca, non critica. La sua sfilata vuol essere una presa d’atto su quanto sta accadendo, oggi, nel mondo. “Abbiamo cominciato tardi – dice – Ma forse siamo ancora in tempo a cambiare le cose”. Sfila al Palazzetto dello Sport, progettato dal grande architetto Pierluigi Nervi nel 1956, la vedova della Natura, uccisa dal fuoco, dalle “ferite” sempre aperte di “polmoni verdi” disboscati, di foreste annientate dall’incuria dell’uomo. L’abito è costruito al laser con origami e disegni astratti, come il tratto di penna di un fanciullo, con i tessuti Bie Barzaghi, azienda già nota in ambiti internazionali al suo esordio sulle passerelle dell’Alta Moda. Ha il colore della brace, appena spenta, il corpino, mentre il borsalino ha un che di antan, volutamente distrutto e destrutturato, una presa di coscienza, un atto di accusa contro i poteri occulti che stanno distruggendo l’ambiente. L’abito riciclato con materiale di atelier, già apparso in una precedente collezione, e la Bio-sposa fanno da contrappunto al De profundis della natura, quasi un meraviglioso antidoto. Riflessi dorati sull’abito della Bio-sposa, realizzato con Ingeo fiber, della Ingeo™, per la prima volta utilizzata nell’Alta Moda. Una fibra di base naturale interamente ricavata da una risorsa rinnovabile, la più alta forma esistente al mondo di innovazione tecnologica responsabile. La sposa che rispetta la natura indossa un abito dal prezzo accessibile.

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