Il cosmetico è un consumo irrinunciabile'

‘Il cosmetico è un consumo irrinunciabile’. Nel 2011 il settore è cresciuto del 4,6%

'Il cosmetico è un consumo irrinunciabile'. Nel 2011 il settore è cresciuto del 4,6%. A tutto una donna può rinunciare, ma non alla propria bellezza.

Il cosmetico è un consumo irrinunciabile'

Il cosmetico è un consumo irrinunciabile’. Nel 2011 il settore è cresciuto del 4,6%.

Gianandrea Positano, direttore del Centro Studi di Unipro, l’Associazione italiana delle imprese cosmetiche di Confindustria, ha le idee chiare. In occasione della presentazione dell’indagine congiunturale sul settore ha dichiarato: “A tutto una donna può rinunciare, ma non alla propria bellezza. Dato che si fa tanto più evidente nei momenti di difficoltà economica, quando, dovendo dire di no a un abito o a un nuovo paio di scarpe, ci si consola con un profumo o un rossetto, dal costo decisamente inferiore e dall’effetto anticiclico, anche sull’umore. E poi, oggigiorno, non è più un tabù per chi è solito acquistare prodotti top di gamma in profumeria, fare shopping anche al supermercato. Ormai la qualità raggiunta, e la sicurezza, è totale”. Per Positano il cosmetico è un consumo irrinunciabile, “Forse perché non è più un consumo, ma un modo di vivere. Del resto, non va dimenticato che parte dal concetto di igiene. Facilmente si arriva a pensare che sì, forse del profumo potrei anche fare a meno, ma mi fa bene”.

Un settore, quello della cosmetica in generale che in termini di fatturato ha registrato nel 2011 una crescita pari al 4,6% grazie alle esportazioni dal momento che il mercato interno, pari all’1%, non ha contribuito alla crescita del fatturato. C’è stata inoltre, una leggera contrazione dei canali professionali, a causa della minor frequentazione, ad esempio, del parrucchiere. Si riduce in tempi di crisi lo scontrino medio. La grande distribuzione, invece, è cresciuta ma va evidenziato un fenomeno: le grandi superfici come i super e gli iper sono calate come consumo, ma i nuovi ‘fenomeni’ della distribuzione specializzata, come Acqua e Sapone o Kiko, di massa e mirati al cosmetico, hanno avuto crescite notevoli, anche perché si gioca molto sui costi bassi. La farmacia tiene anche se sta abbassando i ritmi di crescita che pur sempre restano sull’1,8%”. L’erboristeria, invece, è “un fenomeno ormai consolidato. La sua crescita è alta (380 mln di euro il fatturato), ma mai come un altro fenomeno che viene trascurato un po’, che è quello del ‘porta a porta’, ma il cui giro d’affari è addirittura superiore all’erboristeria, superiore a 400mln di euro).

Secondo Positano il fenomeno che i numeri mettono in evidenza è “la polarizzazione del consumo. Va molto il basso di gamma con un buon rapporto qualità-prezzo e l’alto di gamma che è un lusso di nicchia al quale non si rinuncia. La signora che si reca in via Montenapoleone ad acquistare una crema importante e costosa, non ha alcun problema a recarsi nel pomeriggio in un supermercato per acquistare cosmetici ottimi con un buon rapporto qualità-prezzo. Non ci sono più – sottolinea – i cosmetici di serie B, perché le aziende non possono, è un fatto di competività, della ricerca e della sicurezza del prodotto. Qualsiasi prodotto si acquisti su un canale ufficiale, dunque non sulle bancarelle o nei negozi ‘esoterici’, è di qualità, perché diversamente sarebbe solo un danno”.

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