IRRIVERENZA_INNOCENZA_INDECENZA: la pop art di Keith Haring nel salone di OREA MALIÀ, un evento Arte Fiera Off.
Nel 1984 quando alcuni giovani artisti newyorchesi sbarcarono a Bologna, invitati dalla critica Francesca Alinovi per la grande mostra sull’arte americana “Arte di frontiera, New York Graffiti”. Portarono uno stile nuovo: erano l’espressione di un’arte in mutamento che dalla strada stava entrando prepotentemente nelle gallerie . Keith Haring, Jean Michel Basquiat, Futura 2000, Lee Quinones, Rammellzee: questi i nomi di alcune tra le più importanti icone di quella pop art che da lì a poco avrebbe segnato un’epoca e sconvolto le regole dell’arte.
Nel capoluogo emiliano il gruppo fece la conoscenza della “bottega d’arte” di Marco Zanardi, alias Orea Malià che, nel suo salone da parrucchiere concepito come una galleria, usava il suo tocco per creare messe in piega perfette, ma anche acconciature con i colori dell’arcobaleno, ciuffi, caschi, creste, spingendosi ai confini dello stile per infrangere i codici e interpretare il gusto trasgressivo dell’epoca. Il suo locale di via Ugo Bassi 15, diventato un ritrovo di creativi, era frequentato da artisti come Andrea Pazienza, Pier Vittorio Tondelli e il giovane Maurizio Cattelan, che a Bologna muoveva i suoi primi passi.
Oggi quel salone, cliente Davines, vanta anche, sepolta dietro nuovi murales, la prestigiosa firma di Jean Michel Basquiat; che in occasione dell’Arte Fiera Off di Bologna ha deciso di far rivivere il fermento culturale di quegli anni attraverso una selezione di cinquanta opere dell’artista Keith Haring dalla collezione Rosini Gutman, che possiede una delle più vaste raccolte del writer newyorchese. La mostra Irriverenza_Innocenza_Indecenza divisa in tre sezioni, cerca di sintetizzare tutto l’universo immaginario dell’artista attraverso litografie, serigrafie, lavori erotici e dissacranti, per finire con le proiezioni animate dei suoi omini stilizzati realizzate dal gruppo Hansy Lumen.
Insieme alla mostra, Orea Malià lancia anche un concorso: Orea80, un invito per tutti quelli che frequentavano il salone in quegli anni ad inviare le proprio foto dell’epoca. Creste, anfibi, spalline squadrate, ciuffi, make up pesanti e rossetti sgargianti: un “come eravamo” che diventerà un tributo, attraverso l’esposizione del materiale, a un decennio intenso e oggi tornato prepotentemente di moda.

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