La sfilata Autunno/Inverno 2009-2010 di Alessandro Dell’Acqua ha un punto preciso di partenza: i ritratti di Bill King, uno dei più grandi fotografi di moda degli anni Settanta-Ottanta. Nei suoi scatti il mondo è fermo. Sono le donne a muoversi e a muoverlo. Con un’allure di bellezza selvaggia. Quello spirito fiero e deciso si traduce in una “wild-couture”, un nuovo glamour che prende le mosse da dettagli primitivi uniti a silhouette contemporanee, come idea e come realtà.

I tubini a bustier e le gonne ricamate su pizzo sono cascate di pietre, placche, anelli e cristalli. Un velo di chiffon li racchiude come una rete invisibile. È il lato femminile della forza. La seduzione dietro la determinazione.

Il tessuto cardine è la georgette quadrupla: consistente nell’aspetto ma leggerissima nel peso. Forma abiti, trench e giacche. Sotto questo strato si gioca lo stile. La pelliccia di peken, come un’anima ribelle, fa la sua comparsa tra zip e colli. E ancora visone selvaggio, muskrat, castoro spitz e volpe della Patagonia, spesso usati uno accanto all’altro ma uniti con strisce di chiffon per svuotarli di ogni pesantezza.

Negli abiti scivolati, tutti corti ed a taglio vivo, si inseriscono piume di struzzo, di emu e crine di cavallo. In quelli di pizzo e chiffon, invece, è la maglia metallica a fare la parte dell’ago e del filo per unire tessuti diversi. La maglieria, realizzata in un particolare filato giapponese con un anima di metallo, riveste il corpo come una ragnatela dorata dai profili d’argento ossidato.

Completano il look gli accessori. Le scarpe altissime, con sottili tacchi di metallo e plateaux nascosto nella punta. E le borse a clutch con code di ringtail. Tutte in materiali forti come il coccodrillo e il pitone, per sottolineare ancor più il glamour selvaggio della collezione.

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